Sta’ attento che il risucchio delle cose, quello che viene dal cielo, quello che la realtà produce nel suo movimento, che è lento ma impercettibile, e inesorabile, ed è alimentato da ogni gesto che si fa, anche il più innocuo. - sta’ attento, dicevo, che quel risucchio non trascini via da te, senza peso ne’ interesse, quasi come se fossero piume, leggère, a cui non si sa quasi badare perché imprendibili, imprevedibili, che ad ogni spostamento d’aria si spostano di chilometri - sta’ attento, dunque, al bambino che è con te, che non ti sfugga nello spostarti, che non ti voli via come una piuma ad ogni tuo movimento.
Se per caso ti scappa, bada al modo in cui lo rincorrerai per riprenderlo, che non ti voli via ancora di più, irrimediabilmente catturato da quella forza invisibile che trascina in alto le cose, lontano dalle mani tese e dagli sforzi, trasformandolo in un oggetto perduto, stavolta per sempre.
Dovevi startene al chiuso, e non cedere al richiamo di quegli animali da cortile (il gatto, la gallina, il canguro, il vaso da fiori, tutti marroni e fulvi come mattoni cotti e sbrecciati); c’erano finestre da cui guardar fuori. Il trucco, ma sarebbe meglio dire l’inganno, stava nelle somiglianze. Tutto ciò che si vede e si sente è somigliante a qualcosa d’altro, e questa familiarità estenuante ti attira. È la somiglianza che rende facile l’accettazione della Realtà: la si prende a piene mani perché la sua presenza echeggia qualcosa che abbiamo perduto. Si crede, in questo modo, di vincere. Ma il segreto è di non cedere a quella familiarità, mantenendosi saldo nella propria visione, faticosamente conquistata nonostante le somiglianza, le assonanze del Reale.
Ma anche questa visione è ancora troppo somigliante per poter essere accettata.