mercoledì 21 dicembre 2016

Dalla soglia

Mi dici: - Vado a vedere i capi che cos’hanno deciso.
Sei giovane e bella, ti guardo ma non ho alcun desiderio. Mi giro e trascelgo, fra tutte le cose che dovrò portare con me, quelle che mi serviranno. Chi sei tu, che quasi di sfuggita mi hai parlato affacciandoti alla porta, illuminata dal sole appena sorto? Non devi essere qualcuno a cui tengo, visto che ho distolto lo sguardo come se nulla mi importasse di te. Infatti, non mi hai turbato. C’è però quell’accenno alla bellezza e alla gioventù, e null’altro. C’è forse una lunga consuetudine fra noi, un medesimo luogo ci accoglie al ritorno da occupazioni difficili o pericolose.
Forse, però hai detto: - Vado a sentire cosa dicono - come se ti riferissi alle ultime chiacchiere di un pettegolezzo, da raccogliere all’angolo del cortile dove si riuniscono le comari; come se tu volessi sapere l’ultimo svolgimento di un discorso ridicolo. In questo caso, allora, io non trasceglierei da quel mucchio di cose l’equipaggiamento più adatto, ma starei curiosando senza costrutto in un ammasso di oggetti inutili, senza storia.
Resta, è vero, l’illusione di bellezza e gioventù, ma anche in questo caso, potrebbe essere un’illusione ottica, e noi non abbiamo mai vissuto quell’esistenza dura e difficile di cui si diceva poco sopra. Anche l’impressione di una vita in comune, un’esistenza condotta fra eroismi quotidiani da cui si esce ogni volta vittoriosi in virtù della forza e della bellezza, anche quella è una illusione, un gioco di luci che ci ha colti impreparati perché eravamo distratti. È stato tutto un tranello, un inganno che la mente ci ha teso senza pensarci troppo.

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