Le due ragazze cieche e malate sono sedute al banco
del bar da un’ora e sono appena arrivate. Si sentono fuori posto ma sono
determinate ad andare fino in fondo: vogliamo guarire, siamo qui per questo,
dicono. Ci vorrebbe per loro un ausilio, un orizzonte che renda più facile il
soggiorno qui in città, un luogo di villeggiatura, quindi un porto che offra
molte occasioni a due ragazze, ancorché cieche e malate, e anzi per questo
molto più desiderose di vita.
Una parola di, mettiamo, otto lettere, variamente
raggruppandole in ordine e numero ogni volta diverso permette di identificare i
luoghi e le ore. La prime tre lettere, ad esempio, potrebbero identificare
l’albergo; la prima, la terza, la quinta e l’ultima, ma in ordine inverso,
potrebbero designare l’ospedale; le ultime tre, poi, in un ordine scambiato,
potrebbero significare bar, proprio come questo in cui sono sedute le due.
Un’unica parola da tenere a mente, e sopra d’essa un disegno numerico che
rappresenti i raggruppamenti possibili con cui formare parole di significato
inequivocabile. Ecco il signor Strindberg che arriva a passo rapido
attraversando la piazzetta vicino ai campi sportivi. -Ma è proprio lei? -.
Allarga le braccia, l’ometto basso, calvo alla sommità del cranio, i capelli
lunghi sulle spalle che lo fanno assomigliare a un chierico malaticcio, o a un
folle spensierato. Guarda con occhio sorridente attraverso gli occhialini,
mentre gli spieghiamo tutta la faccenda. Pare contento, ma più contente saranno
le due ragazze: una di loro potrà finalmente vestirsi senza che il corpo nudo
si mostri attraverso le pieghe dell’abito. Cosa non conveniente, del resto, ed
è pure una contraddizione.