Lo spettacolo televisivo è stato così ben provato, ripetutamente, facendo bene attenzione alle durate dei gesti, a come si incastrano gli uni negli altri con leggerezza e fluidità, che la presentatrice può dare le spalle al balletto che si sta preparando, e continuare a intervistare l’ospite su vari argomenti con calibrate domande, convergenti di attimo in attimo proprio sul balletto che sta continuando a formarsi sulla scena, i danzatori in schiera in attesa della battuta introduttiva, integrando matematicamente ogni successivo movimento nel flusso laminare dello spettacolo, convergendo su quel valore limite rappresentato dal momento in cui l’intervista finirà e inizierà la musica, accompagnando impercettibilmente lo spettatore al momento chiave attraverso le apparentemente noncuranti domande all’ospite;
il quale non può che rispondere nel modo velatamente suggerito dalla domanda stessa, come se anche lui fosse un termine appartenente alla serie che lentamente e inesorabilmente va a convergere su quel momento di inizio e fine,
il quale appare ancora lontano, almeno a giudicare dalla rilassatezza con cui la presentatrice porge le sue domande --- e a un tratto, il punto è raggiunto, sottolineato soltanto da un sorriso accennato alla telecamera dalla bionda e seminuda intrattenitrice e da un colpo di mano, un colpo di palma dato senza nemmeno verificare con un’occhiata alle spalle se tutto è pronto.
Due differenti serie, la preparazione al balletto e l’intervista con l’ospite, convergono mediante una successione di istanti indiscernibili l’uno dall’altro, eppure perfettamente calcolati, verso un punto unico: il battimano che segnerà la fine di una e l’inizio del secondo, il suono di una mano sola, battuta contro un oggetto qualsiasi, la spalla o il braccio, per produrre un suono singolare che rappresenta la chiusura del tempo, la sua sigillatura sotto vuoto in quell’insieme senza cesure rappresentato da un varietà televisivo.
Un colpo che rappresenta sia l’inizio dell’applauso che il pubblico presente in sala offrirà al diversivo, sia il punto finale dell’intervista troppo impegnativa che fino a quel momento si era protratta piacevolmente, senza che quel colpo sciolga la continuità: lo spettacolo trascolora dalla parola al movimento, e l’ospite, che fino a quel momento si era impegnato per offrire un’immagine piacevole di sé alla fila di domande, si trova d’un tratto rimpiazzato, domandandosi egli stesso come ciò sia stato possibile. Ora, non può che stupirsi della bravura dimostrata senza fatica, e allarga le braccia in segno di resa, accettazione e sottomissione al talento dell’intrattenitrice, per poi unirsi al fragoroso battimano che già si alza dalla platea, mentre le telecamere si spostano dal divano al palco, dove il corpo di ballo, al suono della battuta iniziale, già accenna a muoversi.