mercoledì 24 giugno 2020

Uno due

Ci sono due donne: una viaggia in macchina, piena di gente sul sedile posteriore; sono i suoi fantasmi, e come tali ciarlano e scherniscono chiunque salga a fianco a lei, prendendolo letteralmente per il collo. L’altra, invece, abita da sola in una villetta, assolata e solitaria la via, la si può sempre trovare in casa se ci si affaccia al giardino antistante, ma lei non fa entrare nessuno.
Scesi dall’una macchina viene subito voglia di entrare in quella casa, ma lei sta sulla soglia e continuamente respinge. Sono pochi quelli che hanno visto l’interno. Sul sedile a fianco rimangono un libro e un telefono, da prendere entrambi se si vuol rispettare la promessa: due anni senza vedersi con la Uno, un lungo tempo che difficilmente sarà arredato convenientemente, senza sentire il peso dei giorni. In quei momenti viene naturale passare da quella strada e salutare la Due (Uno Due per distinguerle, non per l’ordine), vedere se ha bisogno tanto da far entrare. Sta in piedi all’ingresso, s’informa cortesemente di fatti recenti. Viene voglia di accennarglielo, dei due anni, ma la sua serietà è così completa che si teme di apparire sciocchi. Così, si vedrà di riempire tutto quel tempo in altro modo. Già si ha voglia di tornare.


mercoledì 17 giugno 2020

Controscacco

Solo a vederlo in faccia viene da dire è morto, è bell’e morto, è già morto – e altre espressioni simili in cui ciò che varia è irrilevante e ciò che rimane è la parola morto, per la sua faccia soprattutto, una faccia morta, secca come la morte, priva di ogni spinta o movimento, seminascosta da un berretto a visiera che invece ne esalta le caratteristiche, tanto è grave la sua situazione. Lui si difende, ha paura di aver parlato, anche solo sottovoce, movendo le labbra senza emettere suono, dice non ho detto niente, e di solito a questo punto l’altro tace, sperando che capisca che non si tratta di parlare ma di evidenza.
Seguiamolo nei tentativi di uscire da qui, vediamo come si inganna prendendo un corridoio per una scala, un sottoscala per un’uscita o entrata. Fuori, gli si affianca una donna che lo chiama con il cognome giusto ma il nome errato. Lui ancora una volta si difende, prova a correggerla dicendoglielo giusto, ma lei non crede che egli sia chi dice di essere, e continua a trattarlo amorevolmente schiava di quella idea fissa. Egli non s’accontenta, vuole mettere le cose in chiaro, e alla fine lei gli dà ragione come la si dà ai bambini.


mercoledì 10 giugno 2020

Art for all

La folla dei manifestanti si riunisce festosa in Plaza Cinco de Mayo. Il luogo nulla ha a che fare con la nascita di Karl Marx, costoro nulla sanno della procrastinazione e delle leggi del plusvalore; forse, è la data di qualche colpo di stato travestito da liberazione, remoto nel tempo, in cui un dittatore fu ucciso e sostituito da un’altra figura del tutto simile, differente solo nel nome. Si riunisce là perché è la piazza più grande della città, l’unica che riesca a contenere quella folla: è come se tutto un mondo fatto di poveri e di ignoranti si fosse rovesciato lì, festeggiando un evento il cui senso è più grande delle loro menti, un fatto apparentemente inspiegabile ma presente. Il loro partito, il cosiddetto partito delle minoranze e degli oppressi, ha vinto le elezioni con maggioranza assoluta, fatto inaudito in un paese che raramente ha visto svolgersi elezioni libere e corrette – e anche in questo caso si hanno molti dubbi.
Ora è il momento di festeggiare, scompostamente com’è nel costume di questa gente, ché non conoscono altri modi, e con fragore inutile, senza misura. I capi, tre, dalla tribuna, salutano in effige in manifestanti. Il secondo passo sarà entrare nei musei e nelle biblioteche per portar fuori i tesori e le opere che vi sono custoditi, mossa sciocca e imprevidente, che (ma essi ancora nulla sanno né sapranno mai) travisa le indicazioni vaghe del partito date nei giorni della campagna elettorale, le quali nominavano vagamente un’arte per tutti; mossa furba e espressa ambiguamente, con modo tipico del politicante, che vuol promettere più di quanto può mantenere, dando voce per dire cose senza senso, ma con quei toni vibranti che coprano le mancanze che le parole non osano esprimere. Adesso, con il saccheggio dei musei, l’arte, esposta alle intemperie, si distruggerà rapidamente. Quegli individui, catturati nella rete della massa, agiscono come bambini, senza costrutto, seguendo un’idea vaga di libertà mentale che di per sé è irrealizzabile, in quanto si consuma da sé una volta esposta. Entrano ed escono dalle porte dei santuari portando in strada tutto, riempiendo d’arte le vie: credono di rivoluzionare lo stato delle cose, non si rendono conto che stanno per perdere tutto, che presto dell’arte di cui ora si stanno vantando, pavoneggiandosi con essa senza capirla, non rimarrà che un blocco annerito dalla pioggia e bruciato dal sole e dal vento. Hanno la testa piena di chiacchiere. I capi del partito, in certi comizi radiofonici, cercano di rimediare al danno ormai fatto, dicendo che se di arte loro parlarono intendevano semmai statue equestri in bronzo, non tutta quella roba. Ormai, è troppo tardi, e le effigi sul palco non hanno voce a sufficienza: il popolo festeggia all’ombra dei capolavori, che esposti all’aria aperta si stanno lentamente sciogliendo. Ma essi non si accorgono di nulla, sono troppo pieni di entusiasmo, troppo intenti a festeggiare per capirci davvero qualcosa.


mercoledì 3 giugno 2020

Senza scampo

Il presentatore dello show è un bruco peloso conservato sottovetro, gentile al primo sguardo, mellifluo e ingannatore al secondo. Intrattiene gli ospiti con spigliatezza, ma nasconde qualcosa nell’ombra degli occhi che mette ansia. È un dio che passeggia nel suo paradiso, inquieto non appena qualcuno vi mette piede. Allora si agita e ricorre a una serie infinita di trucchetti, veri giochi manuali che ingannano i sensi: se siete remissivi, sarete intrappolati. Ma anche alzando la voce, non si ottiene nulla: un vetro spesso lo protegge, è intoccabile, sebbene lo si possa tenere d’occhio in ogni momento. Dice: Questo è fantastico!, e con un gesto rapido vi sottrae qualcosa di vostro. È la fine: dopo quello, non ci sarà più riposo.