Il bambino è di una specie tutta particolare: messo a
giacere bocconi si appiattisce fino a diventare una ranocchia, con le gambe
piegate e divaricate a formare la stessa postura dell’animale. Se messo supino,
si agita già da prima di raggiungere la posizione, come coloro che temono di
soffocare per una malformazione alla gola, quella della del Tappo di
Schnorchel. È una condizione del tutto particolare che rende quel bambino poco
maneggevole, indisposto come è ai casi della vita. Ci vuole molta attenzione e
grande pazienza. Esso piange la maggior parte del tempo che non trascorre a
pancia in giù.
mercoledì 24 aprile 2019
mercoledì 17 aprile 2019
Head over heels
Dai piedi di quell’uomo che cammina salgono due
pennacchi di fumo denso e grigio, come in un vulcano o una centrale elettrica.
Il fumo sale così velocemente che costui non sa più che fare per nasconderlo.
Cerca di muoversi costantemente ma il fumo gl’impedisce la visione e il passo;
allora, apre un tombino e ci ficca la testa dentro. Il fumo, invertito il corso
a causa della posizione capovolta, trovata una nuova uscita ora si spande
rapidamente sotto terra, ricongiungendosi ai fumi interiori del pianeta
originati dal nucleo incandescente.
mercoledì 10 aprile 2019
In ritardo
Da queste parti si usa alzarsi presto. Ma se, a causa
del sonno favorito dal freddo e dal vento ci si dovesse trovare ancora a letto
passate le otto del mattino, allora è meglio farsi subito una doccia, e nella
doccia svolgere tutte quelle funzioni corporali che di norma si compiono
altrove, e uscire subito, senza neppure fare colazione, soltanto rompendosi un
uovo sulla faccia. La febbre che di sicuro si avrà per essere stati esposti al
freddo per tutto il giorno prima cuocerà l’uovo. Si avrà così modo di mangiar
qualcosa mentre si va al lavoro stipati nella corriera, risparmiando quel tempo
che si è perso attardandoci fra le coperte.
Sapere di che cosa si sta parlando è qui tanto
importante quanto capire ciò di cui non si sta dicendo: ad esempio, il bagno si
fa usando la spugna, che qui si chiama zampa. Non chiamatela così, però, che vi
guarderanno male facendo finta di non capire.
mercoledì 3 aprile 2019
Carrera
Partecipare alla Carrera è facile. La Carrera, si sa,
è una specie di corsa di automobili. Ci si mette a correre su una pista, ma non
troppo velocemente. L’urto deve raggiungerci e sorpassarci, come la coda di una
cometa. Ho detto cometa, ma la cosa non è facilmente dicibile. Lessi di questa
parola su un muro mentre pensavo ad altro, e subito mi sembrò adatta,
descrivendo il fatto in modo perfetto. Come la coda di una cometa, l’urto ci
sbatte il cuore dallo stomaco alla gola, e in un secondo, che trasforma la
percezione delle cose nell’opposto, tutto cambia di segno, come se a un tratto
ci dicessero con certezza che Dio non esiste; o che esiste, è lo stesso. Quella
certezza ci angoscia, di un’angoscia subitanea che spezza la realtà senza
ricostituirla, oppure facendone intravedere il disastro. Quando arriva,
sconquassa tutto, lamiere gomme protezioni asfalto. Chi rimane vivo aspetta la
prossima ondata sperando di non cadere. Chi cade, cade fuori, arrovellandosi
nelle lamiere della macchina, e muore terribilmente. La Carrera consiste nello
star seduti in auto e stringere i denti
e la testa quando lo si sente arrivare, e nel momento in cui arriva domandarsi
a ogni secondo: Sono vivo o no? Sono vivo o no? Chi arriva vivo alla fine (ma
c’è, poi, una fine?) non vince nulla. Solo, non ha perso.
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