mercoledì 30 dicembre 2020
Krapp's last banana
mercoledì 23 dicembre 2020
Una donna fragile
mercoledì 16 dicembre 2020
Divertimento
Quella testa è un gioco, un trucco: è fatta in modo che, se la si nutre, improvvisamente si gonfia, esplodendo poi alla fine, mutando nella metamorfosi l’espressione del volto, rendendosi prima grottesca, poi terribile, e infine amorfa. Funziona così, ed è un bel ridere se si usa davanti ai bambini, che per loro natura sono ignari e sempre aperti a questo genere di trucchi cinematografici (infatti, la testa è un tipico prodotto da film cosiddetto horror, di quelli raffinati, con dentro un gran numero di ributtanti sconcezze, e tutte realistiche): si mette la testa su un treppiede di fronte a un tavolo imbandito di cibo reale (quello che mangiano gli umani) e con gesto domestico si imbocca con un cucchiaio, inserendolo appunto nella bocca (s’è detto imboccare non a caso) della testa mostruosa, che già così la possiamo definire da certe prime mutazioni che avvengono in profondità. Da un preciso momento, identificabile con il crollo repentino degli eventi, facilmente riscontrabile a vista, a tatto direi, in poi, la testa non va più nutrita forzatamente: essa comincia a gonfiarsi come un corpo che vada putrefacendosi a grande velocità, la testa è scossa da un gran numero di contrazioni che ne cambiano la dimensione, l’espressione e la terribilità. È qui che i bambini gioiscono di più: nel vedere come si gonfia. L’attenzione che essi rivolgono all’oggetto, pregustandone il disfacimento come a opera di un’interiore minaccia, è doppia e piena di giubilo. Aspettano il gran botto, con impazienza, botto che però non avverrà: la testa si affloscerà come uno sformato tratto anzitempo dal forno di sua madre, proprio come Macduff, che però risultò vincitore, e proprio per quella ragione – la testa invece perderà la partita con il mondo reale.
Mica come la folla: è tutt’altra cosa, la folla. Si dirige schierata da un punto all’altro, disegnando come la sabbia smossa dal vento figure di Chladni sull’asfalto, disciplinata da un’idea collettiva: che so, la Massoneria, il Marxismo… di fatto, quell’ordine è un piacere. Costoro giubilano l’agnello del Signore: riga dopo riga, fila dopo fila, ordinatamente ognuna di quelle esprime un’idea, una sola senza curarsi di ciò che segue o precede, ma solo occupandosi di sé e della propria bellezza, della finitudine di quell’idea; per questo, che sia almeno nitida e ben detta, al resto ci penserà l’Agnello. Pare che saranno assolti, ma tutti insieme fanno un tutto ordinato e armonico, come un disegno o un ricamo, filo dopo filo formando un disegno: le perle di vetro disposte nello spazio del gioco disegnano figure che nulla sanno di sé, e proprio per questo esistono.
mercoledì 9 dicembre 2020
Tessuto
Il sarto è un uomo malvagio. Insidia i fanciulli, attirandoli nel suo negozio presentando loro pezzetti di stoffa colorata, trapuntati da lui stesso in meravigliosi ricami. Li mette tutti in una cesta, alla rinfusa, quasi senza costrutto né criterio. Poi li porta al sole, fuor di bottega, e i bambini vanno in visibilio: tuffano le mani nella cesta traendone manciate, di quei rettangolini. Sembra quasi di maneggiare frutta fresca, da quanto quella stoffa è morbida e gentile al tatto e alla vista. È un prodigio della tecnica sua, ed è quasi un paradosso che un uomo capace di tanta sottigliezza sia un bruto inesorabile e malvagio: compartimentalità stagna della psiche, dell’anima che dir si voglia – anche questo è stupefacente.