Faust
parla con Mefistofele, ma ha la sensazione di dire più di quanto sia dovuto,
più di quanto sia legittimo esprimere in presenza di un diavolo. È turbato
dalla consapevolezza, del tutto interiore, di stare perdendo se stesso nel
momento esatto in cui ha deciso di parlare e spiegarsi. Faust deve
continuamente ripetersi che non esiste un mondo interiore, che lui non lo ha e
che quindi non deve temere di rivelarlo mediante il suo discorso - ma il
ripetersi mentalmente questa cosa gli fa supporre che un mondo interiore
esista, altrimenti a chi il suo discorso si rivolgerebbe? Dirsi che non esiste
qualcosa che appare nel momento in cui lo si dice è la grande trappola che
imbozzola Faust, consegnandolo mani e piedi al male.
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