mercoledì 11 aprile 2018

Lo scherzo


Arrivai là e c’era questo: c’era il far del male per essere creduti. C’erano persone che con le parole imbozzolavano gli atti e i pensieri di un altro, uno di loro. Per un fatto che adesso mi sfugge, costui veniva obbligato a credersi folle, per via di certe parole che gli venivano dette dagli altri. Egli non aveva la possibilità di dimostrare la propria innocenza, perché avrebbe potuto farlo soltanto con le parole, avrebbe potuto farsi credere solo con le parole; ma tutti gli altri gliele avevano, di comune accordo, rubate, quelle parole, ma non rubate nel senso di sottratte. Quell’uomo aveva un bell’invocare una ragione superiore, quando questa era in ostaggio di parole che gli venivano ritorte contro: la ragione era dalla parte degli altri, che detenevano il controllo delle parole. Così, a costui non restava altro che usare la violenza per respingere da sé quelle accuse. Egli faceva del male agli altri per essere creduto, proprio da quelli che gli avevano rubato tutto. Egli li picchiava a più non posso per far sì che non lo emarginassero con quelle verità artefatte, ma la cosa era così ben costruita che anche se egli non avesse fatto nulla, accettando senza discutere il loro dire, sarebbe stato emarginato ugualmente: in entrambi i casi il risultato sarebbe stato lo stesso. Però, egli si agitava, dando pugni in faccia ai suoi simili che lo stringevano da ogni parte e cercavano di sbatterlo fuori dal loro mondo.
Tutte le evidenze sono contro di lui, e per abbatterle dovrebbe far leva sulla memoria; ma se anche la memoria è costituita da parole, e se di quelle è stato spossessato, che cosa gli rimane da fare? Anche se gli dicessero che è tutto uno scherzo, egli non accetterebbe mai più di rientrare nei ranghi, ora che ha capito.


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