Sebbene
il pranzo sia finito da ore, non possiamo andarcene per non turbare la bambina.
La figlia dei nostri ospiti non sopporta di vederci andare via, così dobbiamo
attendere il momento in cui sarà mentalmente più debole: approfittando di
quella mancanza, potremo andarcene a casa.
Il
pensiero è inquieto, come quando si è inquieti in un sogno mentre fuori, nel
mondo reale, scoppia un temporale: i tuoni e i fulmini passano nel sogno, ma
non nella forma a loro propria, ovvero come fulmini e tuoni, ma trasfigurati,
modificati per adattarsi al sentimento generale del sogno. Questa angoscia è
simile a quella che si proverebbe se si fosse nel mezzo della tempesta, ma
senza la pioggia che alla tempesta compete la sensazione è impoverita e
adattata alle circostanze, ovvero a questo fatto che stiamo assistendo a una
scena messa su da una bambina capricciosa e un po’ isterica. Eppure, anche se
non riusciamo a riconoscerlo, il sentimento è lo stesso. Poter fare questo
discorso mentale è già un sollievo, perché ci si libera un poco di quella
tensione; ma non è abbastanza, si dovrebbe fuggir via senza indugio per
scamparla del tutto.
Nel
frattempo, sopportiamo i giochi che la bambina inscena nella convinzione
infantile che sia l’interesse ciò che ci trattiene, mentre invece l’indugio è
dovuto ad una elementare forma di pudore verso i poveri genitori. Ella canta,
esibendosi con mossette che dovrebbero deliziarci e che invece, dopo il copioso
pranzo e le chiacchiere scambiate, ci spossano terribilmente. È una bambina
sensibile, anche troppo; si attacca, anche fisicamente, a chiunque le dimostri
un certo interesse.
È
un interesse che lei provoca, con cognizione e metodo, in chiunque le capiti a
tiro. Così, continuiamo a fingere, anche se solo per buona creanza, sempre ben
attenti ad ogni piccolo segnale di cedimento, necessario alla fuga, che nel
caso sarà rapida e senza spiegazioni.
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