L’uomo che ha tenuto il mondo in palmo di mano si fa avanti nel buio del palco per raccontarlo: descrive tutto, di volta in volta e via via, lentamente, dalle cose più piccole alle più grandi, e tutto quello che dice forma un disegno che occupa tutto il mondo occidentale, lo riempie descrivendolo e raccontandolo, come mettendo insieme le tessere di un gioco di pazienza. Accanto a questi discorsi ce ne sono altri che mostrano la piccolezza di costui, e scopriamo così che quest’uomo è ossessionato dai fantasmi, da incubi che lo fanno costantemente deviare da quei discorsi. Da un lato c’è il sogno, ma dall’altro c’è il dubbio se questo discorso non sia che il sogno di un pazzo, di una mente devastata dalla solitudine. Questo racconto è la versione scorretta della sua esistenza.
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