La bambina ha preso consistenza, tanto che la si vede solo al buio. Sentendo la sua voce ci immaginiamo un’ombra che la ricopre tutta, e con l’occhio della mente nella penombra riusciamo ancora a vederla, cosa che alla luce non è possibile, visto ch’ella è ridotta alle dimensioni di una pallottola, un proiettile a forma di bambolotto conico dalle fattezze grottesche che sta agevolmente nel palmo della mano; e se si accarezza là dove si suppone sia la pancia, dove sarebbe se restando immutate le proporzioni essa aumentasse le dimensioni, allora si agita tutta, battendo le palpebre voluttuosamente e ripetendo: Voglio la mamma, voglio il babbo.
Glielo facciamo notare: Dici sempre le stesse cose, e lei lo ammette: Dico sempre le stesse cose. Ma lo dice con una voce strozzata e querula, una voce da pupazzo, e mentre lo dice si agita tutta come un serpentello, mostrando la lingua, che non è biforcuta ma è pur sempre da serpente, sfacciata com’è, un serpente della grandezza di un bozzolo, di una pallottola che se fosse sparata da una pistola giocattolo farebbe un gran fumo e null’altro. Così almeno si crede, ma lei non ce lo lascia fare, perché con tutto quell’agitarsi cade a terra e si rialza, mentre ripete senza sosta: Voglio la mamma, voglio il babbo.
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