mercoledì 3 aprile 2019

Carrera


Partecipare alla Carrera è facile. La Carrera, si sa, è una specie di corsa di automobili. Ci si mette a correre su una pista, ma non troppo velocemente. L’urto deve raggiungerci e sorpassarci, come la coda di una cometa. Ho detto cometa, ma la cosa non è facilmente dicibile. Lessi di questa parola su un muro mentre pensavo ad altro, e subito mi sembrò adatta, descrivendo il fatto in modo perfetto. Come la coda di una cometa, l’urto ci sbatte il cuore dallo stomaco alla gola, e in un secondo, che trasforma la percezione delle cose nell’opposto, tutto cambia di segno, come se a un tratto ci dicessero con certezza che Dio non esiste; o che esiste, è lo stesso. Quella certezza ci angoscia, di un’angoscia subitanea che spezza la realtà senza ricostituirla, oppure facendone intravedere il disastro. Quando arriva, sconquassa tutto, lamiere gomme protezioni asfalto. Chi rimane vivo aspetta la prossima ondata sperando di non cadere. Chi cade, cade fuori, arrovellandosi nelle lamiere della macchina, e muore terribilmente. La Carrera consiste nello star seduti in  auto e stringere i denti e la testa quando lo si sente arrivare, e nel momento in cui arriva domandarsi a ogni secondo: Sono vivo o no? Sono vivo o no? Chi arriva vivo alla fine (ma c’è, poi, una fine?) non vince nulla. Solo, non ha perso.

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