mercoledì 18 dicembre 2019

Indizi

Confesso che a tutta prima non riuscivo a capire perché non mi desse ascolto. E sì che avevo rischiato di fare tardi, smarrendomi nel buio, confondendo due punti opposti della città con un altro, terzo, che nulla aveva a che fare con quello dell’appuntamento, evitando conoscenti incontrati casualmente per strada che mi avrebbero forse fatto perdere tempo e perfino umiliato per il fatto di avermi incontrato, concedendo a me stesso un riposo solo là dove le condizioni per riposare ci fossero effettivamente, riuscendo infine a ritrovare la strada grazie a quel meraviglioso orologio-bussola che proprio lui mi aveva donato (un oggetto unico, come unico era lui, come unica e terribile era quell’oscurità che a un tratto mi aveva avvolto facendomi perdere tutti i riferimenti).
Lo chiamavo tendendogli le cose che aveva dimenticato andandosene, e non dava segno di capire quello che continuamente gli dicevo, né tendeva la mano alla mia mano tesa per prendere ciò che gli davo. Non capii la ragione del suo disinteresse finché non scesi come lui la rampa di scale che portava al piano di sotto.
Qui, gente disperata aveva preso possesso del pianerottolo. Eravamo tutti fermi sui gradini, ad altezze diverse, a contemplare la scena che ci si presentava davanti, cercando da quell’enigma di trarre una qualche parvenza di significato che sciogliesse la mente da quell’incomodo blocco. La cosa era così insolita che perfino i bambini erano attoniti, nella speranza che qualche adulto li sollevasse dal dubbio. Purtroppo, nemmeno noi riuscimmo in quei momenti imbarazzanti a dare un senso alla scena, nemmeno io che con costoro vivevo gomito a gomito, giorno dopo giorno, sopportando il disinteresse. Da questo punto in poi, e sui vari punti che riguardano la scena, le testimonianze discordano. C’è chi dice di aver visto ciò che in realtà era solo nell’immaginazione, stimolata dalle circostanze e eccitata dalla novità, e dice il falso. A ben osservare, gli elementi erano:
a) Un divano, bianco, su cui varia gente sta seduta, quasi accasciata, in varie pose, disperante, silenziosamente.
b) Un climatizzatore da muro completamente divelto dalla parete, come se un gran peso lo avesse strappato dal telaio (dalle crepe si intravedono tubi e meccanismi).
c) Un volume di storia della musica, ediz. Einaudi con copertina ocra rossa, usatissimo e molto sottolineato, soprattutto nei capitoli dedicati all’Ottocento francese.
d) Qualcuno che disse che qualcosa, al momento non ancora ben identificato, aveva la curvatura, o forse le dimensioni, diverse. Forse un violino, di certo uno strumento.
Tutto il resto è fantasia degli astanti, che colorivano la scena dei più inconsci significati, facendole raccontare ciò che non doveva. La cosa più importante è che gli era riuscito di uccidersi, dimostrando così un coraggio e un’iniziativa di cui non avevamo sospetto. Spesso diceva di sé e dei suoi quadri: So bene che non valgono niente, ma io ne ho dipinti centinaia, migliaia.


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