L’agente segreto, biondo, all dressed in black, giace in un letto d’ospedale non a causa di un incidente di percorso, fatto sempre possibile vista la sua professione, ma per un vero e proprio attentato alla sua vita. Infatti, si era travestito da paziente di ospedale per svelare alcune losche trame che secondo lui si svolgevano all’interno del nosocomio, ma è stato scoperto da coloro che doveva con il suo spionaggio scoprire, e messo a tacere con una botta in testa (chiave inglese o ferro di sala operatoria, non è chiaro) e ora giace privo di sensi in uno di quei letti a motore, modernissimi ma scomodi, in una corsia del pronto soccorso. Nottetempo, i suoi amici lo vanno a trovare di nascosto, eludendo la sorveglianza (per loro essendo agenti segreti è cosa da nulla) stazionando ore intere a fianco della lettiga nel tentativo di estorcere da quel corpo morto informazioni relative alla sua caduta. Lo interrogano con un metodo nuovissimo, mesmerizzandolo e traendolo, novello Mr. Valdemar, dal suo buio nulla in cui probabilmente nel suo coma staziona. Gli fanno domande sottovoce, ed egli muove le labbra per rispondere (un metodo efficace, dunque) ma non emette suono: per costoro è sufficiente! Sono agenti segreti, pronti a tutto, anche a leggere sulle labbra mute del povero infermo le informazioni relative al fatto – e quanto parla, costui! Parla, parla, pare non finire mai, e non dice una parola. Muove le labbra e quei due, in lip-sync, gli fanno dire quello che vogliono.
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