mercoledì 29 luglio 2020

Una storia alla Henry James

Una storia del genere avrebbe potuto raccontarla H. J., tante sono le sottigliezze psicologiche in essa implicate e che da esse si diramano, sfuggendo quasi alla generale percezione delle cose. La sua maestria invece saprebbe fissarle con parole riconoscibili e nette, rendendole uniche come un’opera d’arte.
La storia è quella della corriera che, al mattino presto, passa per le campagne a raccogliere gli studenti dell’Istituto, giovani adulti che vanno in città per completare l’ultimo anno di studi. Sulla corriera, parlano del futuro, il loro, con gioia e apprensione come fa chi non sa bene di cosa sta parlando, e quei discorsi riempiono il lungo e noioso viaggio verso la Scuola. L’arrivo è previsto per le sette e trenta del mattino, un’ora buona prima che l’Istituto apra i cancelli per accogliere quelle menti desiderose di apprendere e farsi strada nella vita. Così, in quell’ora vuota rimangono a bordo della corriera ferma all’ingresso della segheria che fa da ricovero. Sorveglianti della fabbrica e custodi della scuola in quel tempo morto danno una occhiata ai giovani, che tutto vada bene e non ci siano liti, incidenti o altro, cose che potrebbero turbare l’ordine e la quiete di quell’ora, tanto necessarie al buon funzionamento; a quell’ora la segheria è ferma, attaccando i lavori nel momento esatto in cui apriranno i cancelli. Tutte le mattine, quel tempo scorre tranquillo: i sorveglianti girano d’attorno, gli studenti parlano sommessamente o ripassano la lezione, o scambiano opinioni delle più varie raccontandosi storie.
Tra i guardiani ce n’è uno che fino all’anno prima era uno studente: il dovere e la necessità gli hanno impedito di completare gli studi. Mentre s’aggira d’intorno occhieggia timidamente verso quei ragazzi suoi coetanei, soprattutto due giovani donne, sempre in coppia, invidiando non poco i loro discorsi. Qui, Henry James sarebbe maestro nel descrivere il mescolio di emozioni che vanno dall’orgoglio del solitario ormai cresciuto rispetto ai suoi simili, all’amarezza di non poter mai più fare parte del loro mondo.
Per tirarsi su di morale, si ripete che egli è ormai più di loro, essendo entrato nella vita degli uomini e avendo anche un lavoro che gli permette di guadagnarsi da vivere, mentre quelli sono ancora lì che discutono della lezione di ieri, senza cognizione di come le cose vadano davvero nel mondo. Se lo ripete ogni volta, questo discorso, e ogni volta l’invidia che prova per loro è sempre più acuta, più profonda.


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