I. Arco luminoso.
Dio discende in terra, e - nella sua speciale vettura - la percorre come se fosse all’indomani della Creazione, verificandone lo stato e l’integrità. Non ha un tragitto stabilito, essendo Lui il facitore di tutti i tragitti, ma gira di qua e di là a Suo capriccio, decidendo di tanto in tanto di fermarsi, come per soddisfare un segreto desiderio. Si ferma in un luogo non previsto, là dove si apre un arco che dà su un negozio scintillante di luci: è un’arcata che invita a entrare, ma dove condurrà?
Che cosa cerca, qui? Ha forse qualche scrupolo riguardo alla Sua opera? Vuole stabilire qualche legge aggiuntiva concernente la condotta degli uomini? Riprende infine la sua corsa, sempre alla guida del Suo veicolo d’esplorazione, una sorta di piattaforma sopraelevata munita di ruote, un mezzo utile per chi voglia vedere le cose dall’alto, in guisa di dio.
Saluta i passanti che incontra, ma essi non Lo riconoscono; Lui continua ad agitare il palmo, qualcuno Gli risponde come per riflesso.
Al Suo fianco siede Lucifero: guarda la strada, i passanti e l’agire di Dio, e si chiede se tutto ciò accada ogni mattina : - e se accade, - dice, - che lezione dovrei trarne?
È perplesso, non sa cosa pensare. Il suo pensiero si agita al vento che le cose producono nel loro essere.
II. Dialogo fra Lucifero e Sapienza.
- Dunque, è lei a dominare qui!
- Certo, ma non si aspetti che le rivolga la parola dopo le brutte cose che mi ha detto.
- Ma che cosa le avrò detto mai?
- Che voleva far da solo, che non si fida di chi si approfitta delle debolezze altrui, e che di me non sapeva che farsene. Crede forse di essere unico? Non si accorge che ogni sua azione ha un’evidenza innegabile?
- Non se la prenda, signorina, lo sa che sono irascibile e che divento subito sgradevole se mi si rivolge l’attenzione… ma è una forma di difesa, non mi giudichi troppo duramente.
- D’accordo. Che cosa le serve, allora?
- (apre il cavo della mano) Una cosa del genere, ma che funzioni e che non si rompa sul più bello. Non come la volta scorsa che mi avete rifilato uno scarto, un fondo di magazzino.
- Dove l’ha comprato?
- Ma qui da voi! e dove, se no?
- Mi faccia vedere… non so cosa dirle, qui sono tutti oggetti della stessa razza, non c’è modo di trovare l’eccellenza. Che fa, lo prende lo stesso?
- Vorrei prendere lei, se me lo concede.
- No, questo è impossibile. Si ricordi come mi ha trattata. Io con lei non ci vengo, lei mi disprezza e mi odia.
. Va bene, va bene…
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