mercoledì 7 giugno 2017

Soffio

La scatola, una volta aperta, è vuota, e produce un suono simile a un soffio, privo di una tonalità vera e propria, un soffio fatto arrotondando le labbra, facendoci passare l’aria attraverso senza produrre suono che non sia quello del soffio. La scatola emette questo tono, esso nasce dal suo interno, dalla costituzione stessa della scatola. Non è proprio un soffio, quel suono, non è del tutto privo di tonalità; se si fa attenzione si nota una certa altezza, un tono che permette a uno strumento come la voce di accordarsi ad esso, un suono determinato da una frequenza stabilita con precisione.
Movendo le ante che formano la chiusura della scatola è possibile mutare l’altezza di quel suono, modulandone la frequenza come se si premessero i tasti di un pianoforte per produrre una melodia. Aprendo e chiudendo i risvolti della chiusura, premendo dall’esterno sulle pareti della scatola stessa, è possibile articolare le frequenze di quel suono fondamentale in modo da produrre una frase musicale. Una volta che si è compreso il meccanismo, impratichendosi sul modo in cui (aprendo, chiudendo e premendo dall’esterno) cambiano le altezze del suono, si può suonare ogni melodia che si ha in mente, utilizzando la scatola come un qualsiasi strumento musicale. Suonarla è facile e semplice, l’unica cosa da tenere a mente è la musica che si ha in testa e il modo in cui la si deve organizzare, agendo sulle aperture, sulle chiusure e sulle pressioni. Una volta che si decide di non suonare più, non c’è che da chiudere definitivamente la scatola e andarsene senza preoccuparsi di altro.
Da dove è venuta, questa scatola? Non si sa. È adatta, come per un caso fortuito, a quest’uso musicale, e nient’altro ci è dato sapere; è un fatto che accade, di cui noi, come se fossimo animali, prendiamo atto.

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