mercoledì 20 settembre 2017

Anagramma

In che modo si potrà catturare l’attenzione delle giovani donne in autobus?
Giovani, o forse non più giovani ma vecchie o comunque in là con gli anni, ancora apparentemente giovani, dai modi giovanili, dalla sembianza ingannevole e sfumata dal buio del crepuscolo, in ogni caso le uniche, le ultime due persone a cui ci si può rivolgere. Se non fosse che questo rivelerebbe la nostra povertà d’animo e di sentimento, lo si potrebbe anche fare. Però, ci vergogniamo l’uno dell’altra, come se non ci conoscessimo già abbastanza da questo desiderio, e non si sapesse l’una dell’altro che siamo fatti così e che non c’è nulla da fare.
Le fermate si susseguono veloci, c’è da escogitare in fretta una soluzione, non c’è tempo di pensarci su, e in ogni momento ogni cosa potrebbe sfuggire di mano e svanire. Mandala a prendere quel pacco, dice una voce interiore affannata, una voce che ha fretta di concludere perché sa che questa occasione non si ripeterà, e non ci sarà più modo di sapere la verità.  Quel pacco, quello che contiene il quaderno degli appunti e la stesura dello scritto su H. - lei lo vedrà, capirà chi sei e a quel punto si domanderà se sarà giusto o no lasciare a sua volta una traccia su quelle pagine, un appunto che racconti di lei, di chi è, per fargli capire che vuole, che desidera. Infatti (sfogliando il volume che lei mi porge, lei che subito se ne va senza attendere che io lo scopra, dopo un arrivederci sussurrato e timido, lei che adesso sa ma che vuole lasciare a me l’iniziativa e la responsabilità) c’è una scritta: un nome, vergato in caratteri infantili, infantile il nome stesso come è infantile la sua figura giovanile, i suoi denti perfettamente allineati, tutti uguali, tutti vicini quei denti, un nome d’altri tempi, un nome impronunciabile e vergognoso: Vittoriana.
- Non siamo forse entrambi cresciuti per questa commedia?
- Che cosa ci è rimasto, a noi, se non recitare le parti che tempo addietro ci furono assegnate?
- Siamo troppo vecchi per creare qualcosa di nuovo, dobbiamo affidarci alle vecchie lezioni: se non lo facessimo non capirebbero che cosa vuole l’Altro. È necessario, se vogliamo sopravvivere, affidarci ai modi che meglio conosciamo, come questo mio sorriso che tu deplori tanto: nonostante ciò, lo riconosci, e sai che cosa vuol dire. Potremmo far finta che questa sera che ci avvolge sia una di quelle che vivemmo da bambini, una sera ricca di promesse ma almeno tranquilla, una sera in cui le angosce si calmano perché siamo a casa, al sicuro.
- È meglio che io e te ci si perda di vista nuovamente, che ci si allontani l’uno dall’altra, come si fa con gli sconosciuti, come se quelle congetture su di noi fossero un brutto pensiero che si è affacciato alla mente ed è stato subito ricacciato indietro dall’istinto che riconosce i brutti pensieri che tormentano. In questa rinnovata primavera ci comportiamo come se difendessimo i nostri difetti dallo sguardo dell’Altro, come se invece di quei difetti ci fossimo riconosciuti a vicenda.
- Tu mi schernisci ma mi riconosci, e se questo è l’unico modo che tu hai per riconoscermi, allora io per farmi riconoscere da te sono pronta anche a questo, che per me è il peggio. I giorni cambiano, al risveglio; basta un nulla e i vecchi schemi sono distrutti. È un battito di ciglia che la mente fa senza accorgersi di nulla, forse di notte, quando lo strappo si fa impercettibile. Quello è il salto che fa la natura.
Rimane quel nome scritto a lapis sulla pagina del quaderno, una delle ultime, nome che adesso rivela la sua vera identità, quel nome che appariva vergognoso e impronunciabile: Rotativa.

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.