mercoledì 14 ottobre 2020

Dittatore

L’uomo, il Re che chiamano Zio, improvvisamente è impazzito. Vero è che gli abbiamo augurato morte e malanni in gran copia, e che ci siamo trattenuti dal dargliele solo in virtù del pensare che un tale agire dipenda in fondo esclusivamente dalla religione e dalla morale, e come tale sia talmente personale da non poter essere messo in discussione. Ma stavolta il caso è assai più urgente – drammatico, lo si potrebbe definire.
Ci ha rinchiusi tutti nella sua camera: Egli, lungo disteso nel letto, imbottito di cuscini e coperte ricamate, pesantissimo su quelle morbidezze come potrebbe esserlo un Re, nelle medesime condizioni di rivolta (del Popolo) e asserragliamento nel Castello (del Re e del seguito), li tiranneggia da una clausura infinita, che non trova altre possibilità né sbocchi.
Da schizofrenico puro, la mania di persecuzione gli si avvita nel cervello, costringendolo a una visione più chiara, ma devastante, delle cose. Il suo seguito, tutti quelli che lo accerchiano nell’ora del suo trionfo sono (o sono stati) ladri, omicidi, traditori. Ecco, soprattutto traditori, della causa e di lui stesso, il Re. Adesso, lo vede bene, e tanto più il suo occhio è chiaro quanto più le porte si serrano, quelle della Camera, del Palazzo, del Castello. Alla vigilia della rivoluzione, tutto si incarognisce, e la collera del Re, accompagnata dalla pazzia, si stringe al punto da assomigliare alla tortura. Nella stanza, il seguito attenta alla salute del Sovrano mediante inghippi e stratagemmi, imbastisce storie per ingannarlo e fargli aprire le porte per tornare liberi. La libertà, vogliono: che stupidi, che non sapranno che farsene. Non capiscono che è questo il loro ordinamento ideale, quello in cui è dato loro di prosperare. Nella libertà moriranno, eppure si ingegnano di conquistarla, e con le trame vergognose dell’inganno. Non sono chiari con loro stessi nemmeno nell’ora del bisogno. Il Re ghiotto è distratto dall’offerta di dolci e di gelato, gli fanno intendere che dabbasso è giunto il gran Gelatiere Reale con assaggi di somma bontà. Le porte s’aprono, uno o due vanno di sotto a riceverlo. Ma è il dottore, arrivato in carro medico, con iniezioni di calmante e cianuro, per mettere a tacere il Re: riuscirà questo dottorucolo nell’impresa? A guardarlo, pare scarso, di umile carattere e ancor più umile sapienza. Per controbattere quel pazzo ci vorrebbe qualcosa di più sodo. Ma andiamo avanti: se tutto fallirà, saranno scoperti, e tutta la rete di inganni crollerà trascinandoli alla morte.
È bene imbastirla bene, questa menzogna, se ha un così alto prezzo. E allora, procediamo con l’avvelenamento del Re, vorrò proprio godermela nel momento in cui gli aghi, penetrando nella pelle attraverso spesse coltri di abiti regali, porteranno il sonno e l’inoffesa e la morte del Re. Vorrò proprio godermela tutta, di come faranno a impacchettarlo e vivere dopo senza remore o dubbi infestanti. Io dico che non ci riusciranno mai, e quasi quasi parteggio per il cosiddetto Zio, il re folle che vede più lontano di tutti.
-Hai sentito, il Re è impazzito! -, dice quello che è riuscito a sgattaiolare dabbasso per avvertire il dottore, e che poi per sé se l’è svignata. Racconta perfino della morte del Re, e che il Palazzo è chiuso (e con esso la biblioteca dai mille e mille volumi, guarda che disdetta che non ci si può nemmeno andare per istruirsi) mentre invece tutto è esattamente come prima. Mica scemo, l’amico! Se l’è data a gambe prima che i giochi fossero chiusi, e ora racconta la storia come se ne fosse stato lui l’autore. Non sa che il dottore, da incapace qual è, non è riuscito a combinare nulla, mettendo in allarme il folle, spingendolo a raddoppiare la sorveglianza. Adesso sì, che le stanze sono serrate! Nessuno ne uscirà mai più, tutto è segnato dalla pazzia, lo Zio folle che è Re tiene tutti stretti nel suo pugno.

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