L’uomo, il Re che chiamano Zio, improvvisamente è
impazzito. Vero è che gli abbiamo augurato morte e malanni in gran copia, e che
ci siamo trattenuti dal dargliele solo in virtù del pensare che un tale agire
dipenda in fondo esclusivamente dalla religione e dalla morale, e come tale sia
talmente personale da non poter essere messo in discussione. Ma stavolta il
caso è assai più urgente – drammatico, lo si potrebbe definire.
Ci ha rinchiusi tutti nella sua camera: Egli, lungo
disteso nel letto, imbottito di cuscini e coperte ricamate, pesantissimo su
quelle morbidezze come potrebbe esserlo un Re, nelle medesime condizioni di
rivolta (del Popolo) e asserragliamento nel Castello (del Re e del seguito), li
tiranneggia da una clausura infinita, che non trova altre possibilità né
sbocchi.
Da schizofrenico puro, la mania di persecuzione gli si
avvita nel cervello, costringendolo a una visione più chiara, ma devastante,
delle cose. Il suo seguito, tutti quelli che lo accerchiano nell’ora del suo
trionfo sono (o sono stati) ladri, omicidi, traditori. Ecco, soprattutto
traditori, della causa e di lui stesso, il Re. Adesso, lo vede bene, e tanto
più il suo occhio è chiaro quanto più le porte si serrano, quelle della Camera,
del Palazzo, del Castello. Alla vigilia della rivoluzione, tutto si
incarognisce, e la collera del Re, accompagnata dalla pazzia, si stringe al
punto da assomigliare alla tortura. Nella stanza, il seguito attenta alla
salute del Sovrano mediante inghippi e stratagemmi, imbastisce storie per ingannarlo
e fargli aprire le porte per tornare liberi. La libertà, vogliono: che stupidi,
che non sapranno che farsene. Non capiscono che è questo il loro ordinamento
ideale, quello in cui è dato loro di prosperare. Nella libertà moriranno,
eppure si ingegnano di conquistarla, e con le trame vergognose dell’inganno.
Non sono chiari con loro stessi nemmeno nell’ora del bisogno. Il Re ghiotto è
distratto dall’offerta di dolci e di gelato, gli fanno intendere che dabbasso è
giunto il gran Gelatiere Reale con assaggi di somma bontà. Le porte s’aprono,
uno o due vanno di sotto a riceverlo. Ma è il dottore, arrivato in carro
medico, con iniezioni di calmante e cianuro, per mettere a tacere il Re:
riuscirà questo dottorucolo nell’impresa? A guardarlo, pare scarso, di umile
carattere e ancor più umile sapienza. Per controbattere quel pazzo ci vorrebbe
qualcosa di più sodo. Ma andiamo avanti: se tutto fallirà, saranno scoperti, e
tutta la rete di inganni crollerà trascinandoli alla morte.
È bene imbastirla bene, questa menzogna, se ha un così
alto prezzo. E allora, procediamo con l’avvelenamento del Re, vorrò proprio
godermela nel momento in cui gli aghi, penetrando nella pelle attraverso spesse
coltri di abiti regali, porteranno il sonno e l’inoffesa e la morte del Re.
Vorrò proprio godermela tutta, di come faranno a impacchettarlo e vivere dopo
senza remore o dubbi infestanti. Io dico che non ci riusciranno mai, e quasi
quasi parteggio per il cosiddetto Zio, il re folle che vede più lontano di
tutti.
-Hai sentito, il Re è impazzito! -, dice quello che è
riuscito a sgattaiolare dabbasso per avvertire il dottore, e che poi per sé se
l’è svignata. Racconta perfino della morte del Re, e che il Palazzo è chiuso (e
con esso la biblioteca dai mille e mille volumi, guarda che disdetta che non ci
si può nemmeno andare per istruirsi) mentre invece tutto è esattamente come
prima. Mica scemo, l’amico! Se l’è data a gambe prima che i giochi fossero
chiusi, e ora racconta la storia come se ne fosse stato lui l’autore. Non sa
che il dottore, da incapace qual è, non è riuscito a combinare nulla, mettendo
in allarme il folle, spingendolo a raddoppiare la sorveglianza. Adesso sì, che
le stanze sono serrate! Nessuno ne uscirà mai più, tutto è segnato dalla
pazzia, lo Zio folle che è Re tiene tutti stretti nel suo pugno.
mercoledì 14 ottobre 2020
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