Le voci si schiantano nella testa. Per difendersi, c’è solo da schiacciare la testa del demonio che, urlando, penetra nel cranio facendolo dolere, invischiando il cervello in una rete nefasta. Schiacciare i crani è abbastanza facile: si deve dare l’assalto con tutto il corpo, e il peso deve piombare senza esitazione sull’osso temporale della testa del demonio, spaccandolo di netto con un rumore percettibile. Il sollievo è improvviso, subitaneo: la sensazione di rilascio è momentanea ma gradevole, e tutte le cose acquistano nuovamente peso e densità. Con quell’urlo nella testa, la frenesia è assicurata. Non è che sia un vero e proprio urlo, è più un rumore di sega circolare, lancinante, che prende possesso dei nervi e li manipola a suo modo. Sentire il fischio e subirlo è tutt’uno. L’unica via per salvarsi sono i colpi di tacco alle tempie, ma ora c’è un demonio, forse il più forte di tutti o solo l’ultimo di essi, le cui ossa resistono agli schianti, e il tacco, sebbene piombi con forza su quell’osso, non riesce a spezzarlo. C’è da prenderlo per le spalle e sbatterlo in terra, sulla pietra, ripetutamente con forza e determinazione, ma la tanto liberatoria macchia di sangue non arriva a spruzzare il grigio sasso per liberare di nuovo la mente.
Nessun commento:
Posta un commento
Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.