mercoledì 18 novembre 2020

Spettri

Le voci si schiantano nella testa. Per difendersi, c’è solo da schiacciare la testa del demonio che, urlando, penetra nel cranio facendolo dolere, invischiando il cervello in una rete nefasta. Schiacciare i crani è abbastanza facile: si deve dare l’assalto con tutto il corpo, e il peso deve piombare senza esitazione sull’osso temporale della testa del demonio, spaccandolo di netto con un rumore percettibile. Il sollievo è improvviso, subitaneo: la sensazione di rilascio è momentanea ma gradevole, e tutte le cose acquistano nuovamente peso e densità. Con quell’urlo nella testa, la frenesia è assicurata. Non è che sia un vero e proprio urlo, è più un rumore di sega circolare, lancinante, che prende possesso dei nervi e li manipola a suo modo. Sentire il fischio e subirlo è tutt’uno. L’unica via per salvarsi sono i colpi di tacco alle tempie, ma ora c’è un demonio, forse il più forte di tutti o solo l’ultimo di essi, le cui ossa resistono agli schianti, e il tacco, sebbene piombi con forza su quell’osso, non riesce a spezzarlo. C’è da prenderlo per le spalle e sbatterlo in terra, sulla pietra, ripetutamente con forza e determinazione, ma la tanto liberatoria macchia di sangue non arriva a spruzzare il grigio sasso per liberare di nuovo la mente.

 

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