mercoledì 11 agosto 2021

Il richiamo

Le anime si radunano sul tetto del palazzo; non sono propriamente anime, sono ancora corpi. Sono attratti dal rumore della festa, ma non è una festa, piuttosto un’insolita vibrazione, la stessa che si ritrova nelle loro anime. Non sono anime, sono perdute, proprio a causa di quella vibrazione; ma non lo sanno ancora, e così salgono tutti i piani del palazzo abbandonato in mezzo ai rovi, dopo aver attraversato il fango, per ritrovarsi sul tetto; non è un tetto spiovente, ma piatto, provvisto di ringhiere ai bordi. Più una terrazza che un tetto; là si ritrovano, e tutti insieme si muovono al ritmo di quella vibrazione che è la stessa per tutti, con minime variazioni dai individuo a individuo. Non la sentono con l’orecchio, ma con l’anima, e questo li danna.
I diavoli li aspettano lassù, nascosti dietro ai comignoli: quando arrivano le anime, gli saltano addosso, strappando i loro corpi e dannando lo spirito, martoriandoli entrambi, e senza anestesia. Non sarà la solita scena di dannazione, sarà molto peggio: i diavoli non si limiteranno a passare attraverso ogni corpo, straziandolo, ma li renderanno inutili a qualsiasi resurrezione finale – ciò è proprio una dannazione, sicuro!
Guardiamo con orrore e fuggiamo, incapaci di voltarsi e insieme di continuare a guardare. Solo dalle finestre di casa guarderemo il paesaggio cercando di riconoscere fra i molti palazzi quel tetto grigio su cui s’è consumato il misfatto: sarà questo o quello? Eccolo, grigio, ferro, nero. Nessun ritorno a casa ci potrà mai aiutare, nemmeno il pulire le scarpe lorde di fango, strappate dai rovi, nemmeno il percorrere strade amiche, nemmeno essere di nuovo amati. Quel ricordo ci toglie il pensiero a ogni istante. Eravamo lassù anche noi, e siamo scampati per una forza di volontà, strappandoci a quel languore senza sapere come – c’è naturalmente qualcosa di sbagliato, in questo, e il non saperlo dire è un affronto che aggiunge sale alla ferita, già così profonda. 

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