Sulla nave, da tempo in navigazione, a turno cuciniamo
e serviamo a tavola; dal più alto in grado all’infimo, ognuno presenta a turno
il proprio cibo nel modo che gli pare migliore, e adesso è la volta del più
basso in gerarchia. Con che trepidazione s’avvicina al tavolo carico degli
zaini in cui tiene le pietanziere piene di squisitissimi mangiari,
amorevolmente da lui cucinati, con che cura le tira fuori una ad una
disponendole sulla tovaglia linda, con che orgoglio s’avvicina al capitano
porgendogli la minestra, preparata con ingredienti scelti, cotti a puntino uno
ad uno, tenuti a stagionare in vista della grande occasione. E con che
precisione l’infimo descrive, una volta distribuiti i piatti, una dettagliata
carta di navigazione con gli avanzi di quel cibo, con visibile il punto di
partenza e quello di attracco. Con occhio rapito spia le reazioni
dell’ufficiale, e rimane deluso quando gli vien detto che a costui non piace la
minestra, anzi che non gli è mai piaciuta e che lo si doveva sapere.
-Ma ho anche dell’altro, dice, si può passare
senz’altro al secondo o al dessert, se il capitano vuole così. Guardate come
adorno le mie isole nella zuppiera, come munisco le coste di segnalazioni,
dispargendo fari in ogni punta. Una minestra così non può esser cattiva, ne
favorisca un po’, il nostro capitano. No? Come l’erba risalta sul bianco e
grigio delle scogliere, però, è assai bello. Capitano, perché rifiuti di
mangiare questa mia roba? Almeno un po’, caro, giusto per farmi onore, sai che
lo merito: ho atteso questo turno per tutta la durata della navigazione, e
sempre, sempre rimanere a bordo perché non c’è un altrove dove andare. Nel
vasto mare le isole o te le fabbrichi con il cibo che rimane nei piatti, come
faccio io adesso in tuo onore, o non hai scampo: nulla e nulla per giorni e
giorni! C’è da impazzire nel vedere che non c’è via di fuga. E ora tu rifiuti
la mia minestra scusandoti che non ti piace, né ti è mai piaciuta: ma si è mai
sentita una cosa del genere? Ma allora, capitano, tu vuoi offendermi, lo vuoi
proprio pur sapendo che ho atteso questo oggi per tutto il tempo, lontano da
casa e dai cari. Tu ribatti dicendo che a terra non ho nessuno, nemmeno una
casa, e hai ragione. È che questi orizzonti farebbero sragionare un folle, figurati
che effetto hanno su di me. Che altro mi rimane se non che tu mi apprezzi?
Fammi questo piacere, prendine almeno un cucchiaio.
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