mercoledì 15 marzo 2017

Tre animali

Tutto nasce dall’insetto che cercavamo di racchiudere in un pugno: esso si è trovata la via d’uscita attraverso gli spiragli delle dita, e si è liberato. Questo è solo l’inizio, disse volandosene via, e a noi ghiacciò il sangue nel cuore perché sapevamo che diceva il vero. Gli animali sono tre: la vipera, il cane, il pipistrello. Nascono l’uno dall’altro, come per una metamorfosi dell’ombra che l’insetto proietta sul muro. Esso è l’unica presenza, e genera le tre forme, che son diverse ma la stessa cosa: il nero che mostrano è quello della luna nuova.
La vipera nera, installatasi sull’architrave, controlla chi entra e chi esce. Ha gli occhi limpidi, risplendenti nel buio, con cui vede tutto ciò che a noi è invisibile. Pronta a saltar giù, fa spuntare un paio di orecchie vibranti: è un cane nero dai denti aguzzi che va a sorvegliare la finestra. Forse cerca il conforto, ma quelle orecchie sono le ali che a lui sono precluse, perché se le è aggiudicate il pipistrello sul soffitto. Ha occhi ancor più grandi e terribili del cane, e a questo nuovo paio non si può sfuggire.
La serpe nasce dalla porta, il cane dalla finestra, il pipistrello dal soffitto. La loro presenza blocca ogni gesto, il loro sguardo paralizza, i loro denti minacciano ferite dolorose. Come si può far bene se si è cosi assillati? Non appaiono mai insieme, sono ora l’una ora l’altra, ma nella mente è come se si presentassero all’appello contemporaneamente. Non è possibile, in questi momenti, organizzare una difesa. Terribili, essi soffiano dall’ombra da cui sorgono, ancora indistinti e già terribili: come sopravvivere quando arrivano all’improvviso? Fuggire sarebbe una soluzione appropriata, o almeno lo sarebbe se ogni uscita non fosse da queste presenze bloccata.

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