mercoledì 29 marzo 2017

Chirurgia I

La frase, che sul cartello avverte del pericolo, ha una costruzione grammaticale assai precisa: essa non si concentra subito sull’elemento a cui si deve prestare attenzione, ma parte dalle cose da esso più lontane, descrivendole minuziosamente come per inquadrare meglio la cosa; subito dopo aver descritto il fondo del quadro, per così dire l’orizzonte storico, essa si avvicina al fatto principale, ma senza giungerci ancora. Disegnata la cornice, adesso la frase si dà a riempire il quadro, lo spazio, misurandolo con parole attente e precise, per non generare equivoci indesiderati, soprattutto per non dissolvere la qualità del messaggio di pericolo in una rete di frasi tra loro scollegate, che ne diminuirebbero l’efficacia. Tutto, anche se lontano e non ancora definito, deve legarsi solidamente.
Ad ogni frase, si vede distintamente illuminarsi il paesaggio, prima lontano, circoscrivendolo con le catene montuose all’orizzonte; poi via via più vicino, con i fiumi e i laghi e le terre; e poi, sempre più a noi prossimi, all’oggetto segnalato dall’avvertimento, al pericolo, che all’ultima parola (all’ultima e non prima) si accende come per dimostrare se stesso, enucleandosi dal resto della scena in virtù di questa parola: è questo, ciò a cui si deve stare attenti - quindi, state lontani.
Chi scrive questi messaggi di avvertimento lo fa in vista, appunto, dell’avvertire di un pericolo o di un fatto che porta disagio; deve stare attento alle parole che usa, concatenandole come ad accompagnare la mente e lo sguardo nel ragionamento che procede scrutando dalle cose  distanti a quelle prossime, le prime non percepibili e le seconde urgenti, dannose all’uomo e pericolose al massimo grado, senza imbrogliare le carte. Seguire queste catene verbali è un piacere, facendosi accompagnare da quelle fino a un passo dal pericolo, lasciando che il divieto nasca dalla consapevolezza che le frasi hanno via via evocato. A quel punto, non ci sarebbe nemmeno la necessità di un cartello avvisatore, il pericolo è visto, notato e evitato con solerzia. La frase ci ha condotto fin là con un premuroso abbraccio, e di fronte al fatto ci ha abbandonato, certa com’era della nostra comprensione: abbiamo certo capito tutto. Siamo stati condotti in un così sapiente modo che non si può che rallegrarsi di questa assenza di scelte. Anzi, ripercorriamo mentalmente tutta la strada, a ritroso, come a dirci che siamo stati proprio bravi a comportarci così.
Ci vuole scienza per compilare un cartello a questo modo. Guardate le frasi come si costituiscono a costruire l’avvertenza, osservate come s’incastrano l’una nell’altra, anche a rovescio. Anzi,  è specialmente così che lo si nota, come poggiando il dito su una cicatrice che attraversa il corpo della scena, percorrendo con il polpastrello lo spazio della carne, rendendosi conto di tutta l’arte chirurgica che ci è voluta, e di tutto il dolore,  per farla così.

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