mercoledì 12 aprile 2017

Egli

Egli considera la filosofia come il complicato pannello dei comandi di un aereo, bello da vedere, lustro e luccicante, da guardare da lontano e con le mani dietro la schiena, immaginandosi l’uso di tutti quei quadranti e leve, comandi che non sa come usare. Egli si contenta di guardare, cercando a suo modo di capire.
Egli è sempre in anticipo sui tempi; la carrozza che doveva portarlo a destinazione, carrozza su cui avrebbe potuto fare un incontro importante, è partita senza di lui. Egli, lasciato a terra, batte i piedi con rabbia, domandandosi perché il conducente non l’abbia aspettato; e poi, che cosa avrà mai voluto dire con quel cenno sconsolato? Forse, che non era ancora atteso, che la cosa a lui riservata non era quella essendo lui giunto in anticipo sull’ora, che ci si sarebbe rivisti di lì a poco e che quindi si potrà partire senza indugio. Ora che l’ha vista, Egli avrebbe voluto incontrare la persona che era a bordo: non sa nemmeno quale sia il suo nome e già brama di rivederla. La carrozza a lui riservata arriverà solo fra poco, in orario corretto, priva di tutte le occasioni che Egli ha occhieggiato da terra attraverso i finestrini di un treno non a lui riservato, quelle occasioni che sempre sono per gli altri e mai per lui, per via di quella furia anticipatoria.
Egli maledice la sua fretta che lo porta a vivere ore di cui farebbe volentieri a meno: essendo sempre in anticipo si di sé, sempre intravede cose che non a lui spettano, perché non a lui indirizzate, non per lui messe in scena, cose di cui non avrebbe coscienza se arrivasse in orario. Ma questa è solo una scusa, in realtà Egli è puntualissimo.
Gli insetti gli camminano sulla fronte, proprio sotto l’attaccatura dei capelli. Nonostante il prurito insopportabile, Egli ha cura di nascondere il suo volto al mondo, affinché non si accorga di nulla, e di buon grado non fa caso al disagio pur di oscurarsi perfettamente davanti all’Altro. È un lavoro così impegnativo che per eseguirlo dimentica ogni cosa di sé; è una perdita rilevante, ma pur di non affrontare le inevitabili domande e il disagio conseguente, preferisce nascondersi pur di non rispondere; e le risposte spazzerebbero via gli insetti.
Ogni giorno, ha a che fare con la realtà, e poiché crede che questa abbia maggior valore dei suoi pensieri, Egli al risveglio si dimentica di tutte le cose che ha visto e pensato: ritiene che, di fronte al mondo, questi pensieri siano di nessunissima importanza. Fra lui e il mondo, è la realtà ad avere più peso, perché questa giudica e divora, e il suo giudizio è determinante quanto il suo morso, mentre Egli è leggero, e di fronte a essa inconsistente. Di buon grado, si fa indietro, dal terrore che gli ispira, tanto che dimentica ogni cosa.
Com’è possibile un tale rilassamento? Egli dev’esser morto, per essersi conciato così con i suoi propri rifiuti; e se è davvero morto, dovrebbe essersene accorto - e invece non è così. Egli, in quella immobilità, incessantemente elabora metodi per ripulirsi, e per farlo dovrebbe muoversi, togliersi i vestiti e lavarsi; ma per far questo sa che si sporcherà ancora di più, insopportabilmente, e allora sta fermo proprio come se fosse morto. Anzi, Egli si domanda se a morte non sia proprio questo terrore di essere sporcato dalle proprie deiezioni, al punto da non sapersene liberare.

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