mercoledì 5 aprile 2017

Chirurgia II

La donna ha cicatrici simmetriche sul corpo, linee che disegnano una figura rigorosa, tracciata con cura e con cura tagliata e ricucita, con sutura precisa, che non disturba la vista. Le cicatrici su quel corpo sono scritte da una mano ferma, che ha sì voluto macellare quelle carni, ma anche le ha volute riassemblare in modo esatto, un modo che non insulti lo sguardo.
Come la bestia nel macello, ella è la persona nascosta nel luogo che non si può facilmente raggiungere. Per trovarlo, si deve girare in circolo, misurando i punti di osservazione con cura, facendo attenzione agli spostamenti rispetto ai punti cardinali, confrontando le immagini mentali del luogo, di volta in volta rilevate, con la visione: si deve tracciare la mappa per poter trovare la donna, che nel mezzo di questo luogo è nascosta.
Si gira attorno al punto, approssimandosi ogni volta di più o di meno, a seconda di ciò che la mente pensa dei rilevamenti fino a quel punto fatti; da questi, lentamente, l’immagine del luogo si rivela come se sorgesse dal fondo delle cose. E in questo luogo così trovato vi è la donna macellata e ricucita, che porta scritto sulla carne il tracciato che si è dovuto fare per trovarla. La guardiamo, quella lunga cicatrice simmetrica sulla pelle, seguendola con attenzione per controllare se in qualche punto ceda o no - ma non cede, è rigorosa e bella a vedersi, come la donna che fieramente l’ha indosso.
Costei era così bella che si è pensato di procedere così, ricucendo gli squarci necessari con necessario rigore, affinché nulla sfiguri e tutto sia piacevole all’occhio e alla mano. Nessuna impurità, sulla carne della donna-bestia, ma bellezza, orripilante e suprema per chi sappia di essa godere. Il pensiero che dietro quelle cicatrici ci sia stato uno squartamento è un pensiero impuro, che non appare alla mente quando si guardano quelle simmetrie sul corpo della donna: sono così perfette che è impensabile che debbano essere il risultato di un’operazione così feroce; eppure, è così. L’occhio della carne è stato separato dal rasoio, e poi ricucito in sede.
Ciò che dico di lei non è quello che di lei so; nel mezzo, sta la vostra immaginazione, che dalle parole che dico fa nascere un’immagine di questa donna che non è la stessa che io conosco. Questo lo si deve tenere ben presente durante tutta la lettura del resoconto che vi faccio. Le immagini evocate non si avvicineranno nemmeno a ciò che ho in mente. Eppure, qualche cosa di vero in quello che dico c’è, e c’è un punto di contatto fra il mio discorso e la vostra fantasia. Questo non è un discorso metafisico, e ciò dovrebbe facilitarne la comprensione.
È morta, la donna-bestia, squartata e poi ricucita? No: è viva, lo potete ben vedere, seduta sul trono di marmo bianco, nella grande sala dei macelli. Neppure una goccia di sangue sul muro di mattonelle bianche, né sul pavimento. Lei è il risultato di un’operazione chirurgica mai tentata prima: la separazione e la riunione ad opera di una lama che perfettamente ha diviso le parti del corpo e di un ago che perfettamente le ha ricongiunte. Facendo scorrere il dito sul disegno perfetto di quella pelle, l’occhio ha un brivido ripensando al dolore che l’ha prodotto. Ma il risultato finale è così simmetrico che tutto l’orrore si riassorbe nel piacere - e non si riesce a distogliere l’occhio, che finalmente riesce a percepire il grido mistico della donna-bestia, sola nel suo mattatoio.

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