È dunque arrivata: non chiedetele che cosa si possa offrirle per ristorarla da lungo viaggio, perché ella non vuole nulla. Non è possibile darle qualcosa che le vada bene, ella è estranea a questa consuetudine. Arriva da lontano, da un altro luogo, dove questi gesti non sono tenuti in considerazione. Laggiù, si va subito al sodo, alla questione principale, senza attardarsi attorno alle cose, guardandole da lontano e preparandosi spiritualmente ad affrontarle. Ella sa quello che deve fare e non attende altro; valigie, polvere, stanchezza, lontananza dalle abitudini - tutto ciò non la tocca. Per lei, queste sono cose di ogni giorno, non c’è viaggio troppo lungo da sconvolgerla. È arrivata, questo è l’unico fatto di cui si debba tener conto, e la conseguenza di ciò è l’azione immediata, senza riposo. Ella non è stata fatta per il riposo, come si è già detto.
Però, la sua scienza non è l’espressione di una necessità interiore, ma del caso, del capriccio e della contingenza. Le sue opere non rappresentano l’urgenza di un’istanza, ma la frivolezza dell’istinto. Per questo, pur ricevendola con tutti gli onori dovuti alla sua carica, non si può veramente esser contenti della sua presenza, perché di altro si ha bisogno; di costruzioni veloci, ad esempio, di idee eseguibili senza indugio, di metodi efficaci e rapidi per costruire partendo da elementi semplici; abbiamo bisogno di oggetti snelli, maneggevoli ed efficaci. Di questo, abbiamo bisogno, e non di considerazione e ossequio di una scienza inutile.
Ha passato il ponte, certamente; non poteva fare altro, non ci sono altre strade; un ponte provvisorio sulle acque calme di un fiume largo, tanto ampio da parere un mare. Un ponte fatto di tubi di ferro, sapientemente assemblati dai nostri valenti operai, esperti in queste cose. Non esistono acque così ampie da non poter essere valicate dai loro ponti. Sono costruzioni modulari, messe insieme a partire da pochi elementi semplici. Essi poggiano sul sicuro e sono stabili, una volta collegato l’elemento alla struttura principale: anche se sottoposto alla lenta torsione dell’acqua fluviale, non si muovono più. È un sistema di costruzione che solo loro conoscono. Per costruire questi ponti, essi lavorano per così dire sulla cosa viva, direttamente sulle acque, come se le dominassero a tal punto da poterci camminare sopra, come se fossero terra ferma. Assemblano questi moduli, a forma di H, a partire dal primo elemento, il più importante, che poggia sul terreno; da lì, essi sfruttano questo punto di ancoraggio aggiungendo moduli a moduli, formando una passerella (la linea orizzontale della lettera) e due sostegni, uno per lato (le stanghe verticali); con la copertura in legno degli elementi, gli operai costruiscono un ponte capace di superare qualsiasi faglia, ancorandosi ai due punti della terraferma, punti che essi traslano lungo tutta la struttura formata da una lettera muta.
Il loro modo non fa che strappare solidità alla terra per trasportarla lungo una passerella che poggia direttamente sull’acqua del fiume: è un ponte solidissimo, non si potrebbe trovare di meglio. Questi operai asiatici hanno una certa competenza in materia, dovuta agli studi idrografici che nel loro Paese sono stati compiuti nell’arco dei secoli. Nelle loro Cronache, si narra di imperatori che hanno deviato il corso di fiumi, che ne hanno creati di nuovi; di imperatori che hanno perso le gambe in quelle opere, trasformatesi in bambù, lisci e diritti, flessibili e resistenti; di imperatori che si sono caricati le spalle dei più insostenibili pesi pur di dominare gli elementi del mondo - tutto questo ha naturalmente un peso considerevole su tali scienze, nella loro esecuzione. A vederli, paiono zingari: trasandati, dall’animo svagato, sempre sul punto di abbandonare tutto perché insoddisfatti o attratti da altre occasioni. Invece, sono i costruttori più assidui: una volta iniziata l’opera, non smetteranno finché non sarà completata.
Noi ne avevamo bisogno, di quel ponte, per tornare a casa, per riportare i nostri figli sani e salvi a casa. Adesso, il vasto fiume non è più grande della distanza che c’è fra due marciapiedi, lo possiamo attraversare come si attraversa una strada nel sicuro di un passaggio pedonale. Possiamo in tutta tranquillità mettere in fila i bambini, raccomandando loro di non correre perché il questi casi non si sa mai, è pur sempre un fiume largo e tranquillo quello che dobbiamo attraversare, e mettendosi in marcia daremo ogni tanto delle voci per tranquillizzare tutti. Le case, quanto vicine esse appaiono con questo artificio tecnico! Lei ci sta aspettando a casa. L’animo è davvero sollevato, adesso, pronto a mettersi in marcia, allegro nel pregustare i paesaggi che di volta in volta ci si presenteranno nel viaggio. Quasi non si sentirà la fatica del cammino, bendisposti come siamo: i piedi si poseranno l’uno dopo l’altro senza peso, leggeri e lieti, noi pronti a cantare come per alleggerire i pensieri dalle idee di un lungo viaggio. Soprattutto i bambini, che non hanno mai veduto cose così. Eccoli in fila, pronti a partire, già scalpitando per la novità e l’emozione. Qualcuno, i più inquieti, già sgambetta lungo la fila per guadagnare qualche posto, al pensiero di rincontrarla. Non sanno che il viaggio sarà lungo.
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