mercoledì 10 maggio 2017

Camaleonte

Del camaleonte mi piace la forma d’onde descritta dal dorso arcuato e dalla coda avvolta a spirale. Attaccato all’albero, il secondo a partire da qui, verde brillante come se si credesse invisibile (e non lo è); fa figura, nel giardinetto. Che cosa hai sparso attorno, per attirarlo così? Di solito, non si fanno vedere, se ne stanno ben lontani. Oggi dev’essere un giorno speciale, adatto per camaleonti e rettili vari, fors’anche per lo zucchero (è zucchero, quello, non è vero?) che hai profusamente sparso come per una disattenzione. Non esistono disattenzioni, lo sai. Tutto è fatto per uno scopo, sempre, anche l’errore più marchiano, anche lo sbaglio più selvaggio ha la sua ragione di esistere, ed è, quella ragione, il soddisfacimento di un desiderio. Che cosa hai desiderato? Vuoi vedere l’accoppiamento, è vero. Ma qui, ce n’è uno solo, come tu vedi, e quello accade solo quando ce ne sono almeno due.
Ecco il secondo! Ma allora, nello spargimento sei stato proprio accorto, un vero esperto. Si avvinghiano, cercandosi con le lingue, aprendo la bocca munita di zanne minuscole e feroci, si cercano per fingere un combattimento, del tutto amoroso s’intende. Devi sapere che questi camaleonti non mutano il colore, ma la forma, a seconda delle occasioni. Ora, per esempio, che è il momento dell’amore, si trasformano in piccoli coccodrilli, il cui muso termina con una piccola protuberanza a forma di corno. È un rettile molto pericoloso, se incontrato nell’ambiente a lui proprio. Qui, in questo giardinetto, si può certo stare più tranquilli, ma è sempre meglio non avvicinarsi: a loro non piace esser disturbati mentre sono così intenti a studiarsi l’un l’altro. Ecco che ancora cambiano forma.
Sono due serpenti, lunghi e verdi, con riflessi di rame e azzurro metallico, che si attorcigliano come funi di navi che trattengono l’ancora durante la navigazione. Si abbracciano lentamente, cambiando forma ancora una volta: adesso sono blatte, corazzate d’un lucido bronzo, con lunghe antenne vibranti che toccato il terreno come martelletti di telegrafo, segnalando il desiderio e il pericolo, descrivendolo in un linguaggio a noi ignoto.
Adesso, però, non ti devi avvicinare, devi stare qui accanto a me, e osservare senza fare nemmeno una mossa, perché il momento è cruciale. Camaleonti, coccodrilli, serpenti e blatte ora popolano il piccolo giardino, un mare di insetti e rettili che si muove a velocità assordante. Stai fermo, fermo e non muoverti! Guarda la grande rana nera che si avvicina sbuffando: il suo fiato discioglie ogni cosa, vuole divorare tutto. È nera e lucida che pare fatta di plastica, ma il vapore che ne esce è terribile, paralizza e uccide, divorando ogni cosa senza masticarla. Ingoia tutto nel suo incedere, mangia tutto, butta tutto dentro il suo corpo schifoso e pieno di acidi, tutto scompare dentro di lei, animali e giardino. La seguono migliaia di formiche che si spartiscono i resti.
Il tuo proposito, e lo comprendo soltanto ora, in ritardo come è mio costume, era attirare le formiche, tutto il resto era un di più. Ma quale segreta intenzione si cela dietro questo desiderio? Se ciò che è rivelato, per il fatto di esserlo, non è vero, allora quali sono le tue reali intenzioni? Infatti, non ti schermisci al mio dire, non ti ribelli alle mie supposizioni, né dici “no, no” come si fa quando si rigetta un’ipotesi, ma accetti le mie parole serenamente. O forse anche tu sai quello che so io, e quindi taci ostinatamente per non farmi scoprire nulla.

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