mercoledì 24 maggio 2017

Paradiso

Tutti conoscono la differenze fra virus e batterio: di un organismo, il primo del secondo ne rappresenta una mutazione, e il secondo è invece un corpo estraneo che vi si introduce. Tutto si riduce a questo.
Di mutazione si dovette trattare, perché affidammo al Diavolo i lavori di ristrutturazione del Giardino. Mutazione di pensieri, di abitudini e di gesti, mutazione di fede e di credenza. Credemmo alle Sue promesse, ai Suoi discorsi, e da questo derivarono i mali che ci afflissero nel tempo a venire. Ci promise che avrebbe rimodernato tutto, ripulendolo e rendendolo ameno, piantando nel bel mezzo due grandi alberi. Quando ce lo disse, noi pensammo a due alberi immensi, con chiome ampie e tronchi solidamente piantati - fu quest’idea a tradirci.
Invece, si limitò a dirci che avrebbe ripulito il giardino, rimettendolo a posto, piantando un paio di alberi che avrebbero offerto ombra e riparo dal sole e dal cielo. Ci disse che per fare ciò avrebbe dovuto sradicare gli alberi che già vi si trovavano. Pensando al bene che ce ne sarebbe venuto, dicemmo di sì, e quasi non si sopravvisse al crollo, che ci investì con furia; ci riparammo nelle stanze interne, a ridosso delle pareti più lontane, e anche così fummo investiti dalla furia.
Gli alberi si spezzarono con un orribile rumore di dita rotte e di ossa frantumate, piombando a terra e quasi uccidendoci. Fu una cosa talmente rapida che sul momento non capimmo che cosa ci stesse accadendo. Ci rincuorò il fatto che presto, a momenti addirittura, il Diavolo ci sarebbe venuto in aiuto, piantando quei due alberi promessi nel bel mezzo del Giardino. Ci dicemmo che una promessa non si può che mantenere.
Ma Lui, con una piroetta mentale, si rifiutò di farlo.
Salì su un ceppo con fare arrogante, adesso in sembianza di bambino, negando di aver pensato una tal cosa, negando addirittura di aver parlato con noi. Avremmo dovuto picchiarlo, e per questo ci movemmo afferrandoGli le mani, ma Lui si ritirò con un gesto improvviso e brusco, lasciandoci i moncherini. 
Agitando le braccia mozze, disse: Chi credete di essere per darmi ordini? Al che, noi tentammo in ogni modo di persuaderlo, mostrandoci comprensivi: Ma tu ci avevi promesso, Gli dicemmo. 
- Sì, avevo promesso, ma ora ho cambiato idea. -, e se ne andò. Il nostro Giardino, ormai del tutto privo di alberi e di ombra, non valeva più nulla. Fu un virus, vi dico, una mutazione nel nostro modo di pensare, che ci convinse a usare i favori del Diavolo, sperando di ottenere quello che ci era negato. Fu per quello, perché nessun’altra ragione riesce a dar conto di quel disastro.
Ripensandoci oggi, dico che fu l’idea di quei due grandi alberi che ci fece deviare. Non ci bastavano gli alberelli che ombreggiavano i vialetti, volemmo pensare in grande e li demmo al Diavolo in cambio di una promessa. Pensavamo che ci saremmo arrampicati, e che sarebbe stato bello trascorrere i pomeriggi sotto le ombre fresche, riparandoci dal cielo impietoso. Non furono le idee di bene e di male, la Bibbia non era fra le nostre letture: se lo fosse stata, forse quel Diavolo lo avremmo scacciato via senza indugi. Fu proprio l’idea della vanità: un virus, appunto. Non un pensiero esterno, ma un cambio di registro, una focale differente nella gran lente che osserva il Mondo.

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