mercoledì 22 novembre 2017

Faust

Faust una volta disse:
Faust non era un sapiente, come la storia ci racconta e vuole darci ad intendere, ma un insipiente pieno di pensieri cattivi e assurdi, cattivi nel senso che erano mal costruiti e male si connettevano l’uno all’altro, assurdi nel senso che erano senza fondamento; pensieri derivati dai movimenti incongrui dei muscoli e delle viscere, pensieri passeggeri come passeggere sono le funzioni del corpo durante la giornata, nel trascorrere delle ore. Quei pensieri cattivi non costruivano ragionamenti, come invece sarebbe stato necessario e utile, ma inseguivano le nuvole, che oscurano e corrompono il cielo. Con quei pensieri egli volle costruire una metafisica, e non riuscendoci immaginò di chiedere aiuto al Diavolo. La storia di Faust, così come è narrata dalla tradizione, è la storia di quel desiderio immaginato, un desiderio di chi non ha mai avuto nulla e vuole tutto, un desiderio, come si è visto, senza puntelli né sostegni, un desiderio che mai è stato mio - mio, del vero Faust.
Infatti, non abbiamo un’anima, ma una psicologia. Un uomo saggio mai si sarebbe azzardato a scrivere di queste cose, tantomeno farle, considerando tutto ciò in cuor suo strambo e senza fondamento, così come infondata è la sapienza che da quelle cose deriva; a meno che l’ignoto autore non fosse animato da una fantasia o un istinto in certo qual modo ammonitore, e avesse desiderato mettere per iscritto questa storia con l’intento di insegnare qualcosa a quelli stessi a cui Faust del racconto, nonostante le premesse, finisce sempre per assomigliare

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