Faust
una volta disse:
Faust
non era un sapiente, come la storia ci racconta e vuole darci ad intendere, ma
un insipiente pieno di pensieri cattivi e assurdi, cattivi nel senso che erano
mal costruiti e male si connettevano l’uno all’altro, assurdi nel senso che
erano senza fondamento; pensieri derivati dai movimenti incongrui dei muscoli e
delle viscere, pensieri passeggeri come passeggere sono le funzioni del corpo
durante la giornata, nel trascorrere delle ore. Quei pensieri cattivi non
costruivano ragionamenti, come invece sarebbe stato necessario e utile, ma
inseguivano le nuvole, che oscurano e corrompono il cielo. Con quei pensieri
egli volle costruire una metafisica, e non riuscendoci immaginò di chiedere
aiuto al Diavolo. La storia di Faust, così come è narrata dalla tradizione, è
la storia di quel desiderio immaginato, un desiderio di chi non ha mai avuto
nulla e vuole tutto, un desiderio, come si è visto, senza puntelli né sostegni,
un desiderio che mai è stato mio - mio, del vero Faust.
Infatti,
non abbiamo un’anima, ma una psicologia. Un uomo saggio mai si sarebbe
azzardato a scrivere di queste cose, tantomeno farle, considerando tutto ciò in
cuor suo strambo e senza fondamento, così come infondata è la sapienza che da
quelle cose deriva; a meno che l’ignoto autore non fosse animato da una
fantasia o un istinto in certo qual modo ammonitore, e avesse desiderato
mettere per iscritto questa storia con l’intento di insegnare qualcosa a quelli
stessi a cui Faust del racconto, nonostante le premesse, finisce sempre per
assomigliare
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