mercoledì 21 marzo 2018

L'isola


L’isola deserta ha un’anima che è una donna, se tu vuoi essere abbandonato su di essa, dovrai aspettarti un giorno la sua comparsa. Ella ti accarezzerà dolcemente mentre sfoglia i suoi atlanti carichi di tavole multicolori che la descrivono in ogni suo singolo aspetto, confondendo la disposizioni degli atolli con le costole della gabbia toracica, la rigogliosa vegetazione con gli organi interni, e la testa con le piccola isola che fa capo a tutto l’arcipelago. Sfogliando le pagine di quell’atlante disvelerà di volta in volta un aspetto di lei, fino all’ultima tavola in cui, con un bacio difficile da descrivere, ella si concederà a te, ritraendosi un attimo prima del fatto definitivo.
Ad ogni approfondire dei suoi gesti, che si fanno via via più intimi e silenziosi, corrisponde uno sfogliare di quelle tavole di atlante, come se ad ogni gesto una pelle si sfogliasse rivelando ciò che è sotto, e questo interiore non venisse mai raggiunto dalla successiva spoliazione.
Quando ti ritroverai a descrivere il fatto, ricorderai soltanto le tavole dell’atlante. Per ricordarti del bacio, dovresti ripetere l’esperienza ancora una volta e questo non è possibile, a nessuno è dato rifare quei gesti, quel bacio è la conquista dell’arcipelago e insieme la sua trasformazione, nel senso che se tu catturassi l’essenza di quell’amplesso (se il ricordo di quel bacio trasformatore non si ritraesse da sé dalla memoria, come per un fatto naturale e insostenibile) anche il tuo corpo finirebbe per assomigliare a quello dello spirito dell’isola.
Si potrebbe dire che quel bacio scava nel profondo della tua colonna vertebrale, ma in verità è un effetto cumulativo dato dai gesti della donna, e insieme dallo sfogliarsi delle tavole dell’atlante, tavole in cui ad ogni tavola si acquisisce una diversa e più profonda conoscenza di quello spirito isolano, che è poi la donna che possiede l’arte del bacio svuotatore.
Quel bacio arriva al termine di una serie di carezze che imitano le raffigurazioni dell’atlante, la descrizione via via più approfondita dell’isola, in tutti gli aspetti. Dire che quello è un bacio svuotatore è un’ovvia parafrasi. In realtà, nulla si sa al riguardo. Quel bacio sarebbe bello poterselo portare in saccoccia al rientro a casa, quando dopo quel bacio la donna spirito sarà scomparsa: dopo aver dato tutto di sé come per un’ultima conoscenza delle cose, sarebbe parimenti bello se quel sacrificio non andasse dimenticato. Ma se lo si potesse portare con sé nella propria abitazione, in valigia e al sicuro, disponibile per una futura consultazione, allora perderebbe ogni senso. Che cosa portiamo, dunque, in valigia, al riparo delle nostre case?
Nulla, forse il ricordo di un’un esperienza incompleta e passeggera, esperienza di cui fortunatamente ci siamo dimenticati, o non riusciremmo mai a tornare a casa, a ritornare indietro. Ma di quel gesto nulla rimane se non il ricordo delle tavole dell’atlante. Per capire l’entità della perdita bisognerebbe, come si è detto, rifare l’esperienza: si troverebbero tutti i punti di contatto fra i vari gesti di cui ancora ci ricordiamo, ricostruiremmo l’andamento del nostro naufragio su quell’isola, scopriremmo il senso di quell’ultimo amplesso.
Ma ciò non è proprio possibile, come si è detto.

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.