L’insetto
si muove lentamente, fra le crepe del muro, cercando gli scorpioni di cui è
ghiotto. Ha il corpo nero di coccodrillo, e le ali translucide iridescenti:
muove le mascelle con gran fervore, sempre cercando il suo cibo preferito. Se
vuoi aiutarlo, non usare le mani ma il piumino: con quello, scosta i calcinacci
e libera la materia nutriente. egli non tarderà a divorarla, se non stai
attento mangerà anche il piumino con cui lo aiuto nella ricerca. È un insetto
personale, e fa’ si che non muoia mai di fame. Vecchi muri corrosi dalla muffa
se ne trovano sempre, e in quantità, vecchi muri ricchi di scorpioni glauchi,
che non han mai visto la luce, di cui il tuo insetto è ghiotto. Muoviti,
dunque, e cerca.
Uomini
sono per le strade. Ingolfano i marciapiedi con carrozzine lugubri da cui
sporgono mani e piedi, parlano ad alta voce, ingombrano i passaggi, gli
attraversamenti. La città ne è piena, le strade sono affollate, quasi non si
cammina più: per avanzare si deve farsi largo a forza, a spintoni. Ma essi
ostacolano questi tentativi, opponendo la docile inerzia dei loro corpi alla
furia che cerca di insinuarsi tra le pieghe di vuoto da quella folla lasciate.
Sono vestiti di nero, sono neri essi stessi, non hanno donne ma un gran numero
di figli, tutti inguardabili, nel senso che non ne vediamo le facce. Chiamano
le persone con il loro nome, quasi come se conoscessero ogni cosa e fossero
loro i padroni. Ma quando gli si chiede che cosa vogliano, esplodono in una
parlata gutturale, incomprensibile. Non si sa che cosa desiderino da noi o
dalla nostra città, forse sono arrivati per restare.
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