L’attrice,
nata a Nyby (un luogo a metà strada tra il Texas e la California, un luogo che
è impreciso abbastanza da poter essere qualunque luogo, ma non un luogo
qualsiasi, un posto che è a metà dello spazio compreso fra quello e questa,
significando con ciò che quel luogo è un misto delle caratteristiche di
entrambe le estremità, e che essendo così è posto esattamente fra due limiti
che ne restringono le possibilità, facendone una media fra i due estremi che
circondano il tutto) il 5 aprile 1979, sostiene che possedere un archivio non
sia importante. Non l’ha mai avuto, un archivio, ritenendo sufficiente lo
spazio della memoria nel proprio cervello a stipare le migliaia di dati in suo
possesso. - E se un estraneo mi piombasse in casa? -, dic’ella, - tutte quelle
cose preziose sarebbero un pericolo fuori di me, esposte ai colpi subdoli
dell’avversario che lui è. Non posso che esser felice di non avere un simile
ingombro -, conclude come convinta del proprio ragionare.
A
ben pensarci, se un estraneo penetrasse subdolo nella casa dell’attrice non
potrebbe che essere scoperto, essendo quella una casa di vetro, trasparente e
luminosa. Il pregio di una casa siffatta è la luce, che tocca ogni punto, anche
il più nascosto: come potrebbe un intruso permanere in una casa così? Essendo
poi stato scoperto, pregiudicata ogni via di fuga per la stolidità
dell’estraneo, la cui caratteristica precipua è appunto la stupidità, in quanto
solo gli stupidi si intrufolano là dove potranno essere scoperti, il passo
successivo e necessario si risolve in una lotta furiosa, senza esclusione di
colpi. In una lotta così, un archivio esterno non può che andare distrutto, ed
è per questo motivo che ella non si fida che della propria memoria, che è
davvero prodigiosa, e che fino ad oggi non ha mai dato segni di cedimento o
mancanza.
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