mercoledì 27 giugno 2018

Panno


La coppia è al tavolo. La coppia è seduta al tavolo. Stanno ascoltando una canzone, soprattutto le ultime tre sillabe del canto ripetute per due volte, la seconda con una piccola variazione fonetica che ne cambia il senso potenziandolo, facendone intravedere mille altri significati. Questa seconda frase lo commuove a tal punto da riempirgli gli occhi di lacrime, come se un corpo estraneo irritasse la congiuntiva. Che succede?, chiede lei. Egli, come risposta copre con le mani quelle tre sillabe, che sono ricamate sulla tovaglia.
Un ricordo lo ha trafitto come una febbre, squassandolo con brividi e singhiozzi. Un ricordo o un senso nascosto che si è rivelato improvvisamente. Questo spiegherebbe perché sta cercando di coprire con le mani quelle tre sillabe ricamate sulla tovaglia: il filo traccia segni incontestabili che chiunque può leggere, e che possono per ciò essere ricoperti da mani pietose. Non per questo le si potranno dimenticare, e con facilità.
Lei, che ha capito il contrario di ciò che di deve, gliele toglie come a scoprire per aggravare il male, facendolo così scorrere più velocemente. Invece, lo sguardo deve essere allontanato al più presto. A vederle scritte, quelle sillabe rivelano un’estrema semplicità: una vocale e due consonanti, una ad aprire una a chiudere, la formano. Sono tre, più altre tre, la prima sillaba scritta in orizzontale, la seconda in verticale. Si stenterebbe a credere che parole così brevi possano significare qualcosa, ma a veder l’uomo non si può che ammetterlo. Null’altro avrebbe potuto ridurlo a questo termini.
Ciò non ha altra conseguenza che farli uscire nella pioggia a percorrere strade fangose di periferia industriale. Quelle parole erano come tre nomi ripetuti due volte, la seconda con un lieve mutamento che ne cambiava il senso.

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