La
coppia è al tavolo. La coppia è seduta al tavolo. Stanno ascoltando una
canzone, soprattutto le ultime tre sillabe del canto ripetute per due volte, la
seconda con una piccola variazione fonetica che ne cambia il senso
potenziandolo, facendone intravedere mille altri significati. Questa seconda
frase lo commuove a tal punto da riempirgli gli occhi di lacrime, come se un
corpo estraneo irritasse la congiuntiva. Che succede?, chiede lei. Egli, come
risposta copre con le mani quelle tre sillabe, che sono ricamate sulla
tovaglia.
Un
ricordo lo ha trafitto come una febbre, squassandolo con brividi e singhiozzi.
Un ricordo o un senso nascosto che si è rivelato improvvisamente. Questo
spiegherebbe perché sta cercando di coprire con le mani quelle tre sillabe
ricamate sulla tovaglia: il filo traccia segni incontestabili che chiunque può
leggere, e che possono per ciò essere ricoperti da mani pietose. Non per questo
le si potranno dimenticare, e con facilità.
Lei,
che ha capito il contrario di ciò che di deve, gliele toglie come a scoprire
per aggravare il male, facendolo così scorrere più velocemente. Invece, lo
sguardo deve essere allontanato al più presto. A vederle scritte, quelle
sillabe rivelano un’estrema semplicità: una vocale e due consonanti, una ad
aprire una a chiudere, la formano. Sono tre, più altre tre, la prima sillaba
scritta in orizzontale, la seconda in verticale. Si stenterebbe a credere che
parole così brevi possano significare qualcosa, ma a veder l’uomo non si può
che ammetterlo. Null’altro avrebbe potuto ridurlo a questo termini.
Ciò
non ha altra conseguenza che farli uscire nella pioggia a percorrere strade
fangose di periferia industriale. Quelle parole erano come tre nomi ripetuti
due volte, la seconda con un lieve mutamento che ne cambiava il senso.
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