mercoledì 4 luglio 2018

Porto


Sulla cartina non ci sono che cinque edifici. Questi cinque edifici risaltano, disegnati in assonometria su una mappa del tutto anonima, che presenta un reticolato di strade che dà su un semicerchio, probabilmente la raffigurazione schematica di un porto. Essi cinque sono: una chiesa, riconoscibile dalla cupola e dagli archi del portico, un ospedale, riconoscibile dalla croce e dalla spiegazione della cura, lo svolgimento della cura e la natura della cura, e tre ville in perfetto stile palladiano, per quel che è dato di vedere. È un esemplare chiarissimo di atlante pubblicitario, dove si vendono quelle case là raffigurate in assonometria. Infatti, la chiesa non è una chiesa, e l’ospedale non è un ospedale, ma entrambi sono edifici più grandi dei restanti tre, adatti quindi ad ospitare un maggior numero di gente. Osservando con attenzione il modo in cui è disegnata una delle tre ville, una qualsiasi delle tre, si pensa che sarebbe bello alloggiarvici e vivere una vita tranquilla, circondati da strade anonime, strade dispiegate sul piano della Terra come un reticolato purissimo di idee, di strade senza nome: in quel modo, nulla potrebbe colpire alcunché, e la vita scorrerebbe tranquilla, priva di un assillo purchessia. Non si è detto che sarebbe bello viverci, ma che sarebbe bello pensarci di farlo. Sono due cose diverse. Non si può evitare di essere quello che si è, anche in quelle contrade, ma si può sempre cercare di essere ciò a cui aneliamo, in quanto l’ultima parola dello stato di essere, ovvero l’ultimo giudizio sul fatto di esserci, non tocca a noi né ad uno dei nostri pari.

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