C’è forse una via d’uscita? Non c’è una via d’uscita. Questi sono imitatori, di corpo e di voce, e anche se il loro volto non corrisponde a quelli che sono imitati, l’impressione che se ne ricava è di essere in presenza dell’originale. Poi, però, il punto di vista si sposta, e si capisce di essere di fronte a degli imitatori. Quel ciuffo lungo, ad esempio, non apparterrebbe mai a un Papa, quel dettaglio lo tradisce. Costui si vuol fare intombare nella cupola di San Pietro, dice, sottoterra perpendicolarmente alla lanterna, ma si capisce che è tutto uno scherzo, architettato da valenti scenografi e truccatori. - Non lo riconosco -, dice, - quella piega del naso e la bocca carnosa, non la riconosco, non è mia. Eppure sono io. Quello sono io, e fino a qualche tempo fa, un paio d’ore, ne avrei certamente convenuto, ma ora (e non che ora io lo guardi meglio o abbia maggior attenzione nello sguardo, è solo che finalmente lo guardo) no. Quello non sono io, è impossibile che quello sia stato io. Se fosse vero, la mia mente lo avrebbe rifiutato. L’avrebbe dovuto rifiutare ogni volta, solo che io non me ne ricordo, ricordo solo che tutto era normale, o almeno non da creare dubbi. Adesso, però, tutto ciò mi ripugna, e mi pare impossibile che sia accaduto. - Se non puoi guadagnarti la fiducia degli ultimi della terra -, dice l’altro, - di coloro che sono uno sputo nell’occhio del mondo, se non puoi portarteli dalla tua parte, che te ne fai della stima dei potenti? Se i deboli non saranno con te, nulla reggerà alla prova del tempo.
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