Ci sono due modalità di salita e permanenza: monozite e dobozite. Dipende da come si appoggia il piede sulla piattaforma, se di piatto o leggermente spostato. Ogni altra cosa deriverà da quello. Anche osservando bene è difficile talvolta stabilire di quale modo si tratti, ma di norma è abbastanza chiaro, essendo i movimenti propri all’essere umano in numero limitato, e con non troppe variazioni. Si crede, spesso, che lo spirito sia talmente libero da permettersi qualsiasi cosa, e invece, esaminando quella posizione del piede all’ingresso che determina ogni cosa a seguire, il raggio d’azione del cosiddetto spirito è cortissimo, spesso prevedibile, sempre moventesi entro quei due confini, neppure troppo lontani fra loro. Forse potrebbe essere un sollievo venire a sapere che monozite e dobozite sono due atteggiamenti radicalmente diversi, ma da ciò che si è detto è facile arguire che non è così: quei due gesti che segnerebbero per così dire il minimo e il massimo disponibile allo spirito sono quasi indiscernibili, indescrivibili tanto sono uguali, differendo soltanto per quella particolare maniera di poggiare il piede sul ferro che segna l’entrata.
Nonostante questa somiglianza, i due modi differiscono nel prezzo: monozite costa il doppio, e dato che alla vista si ottengono gli stessi risultati in entrambi i casi, molti adottano il modo dobozite: si sentono in tal modo più sicuri, tutelati contro ogni possibile sfavore o accadimento. Il metodo monozite è però più puro e più freddo, di un freddo metallico, meno visibile all’animo, forse, sempre propendente a una cospicua dose di dubbio. È un metodo ascetico, per così dire, di fare le cose, anche se come si è detto le differenze alla vista sono quasi impercettibili. Ma è quel modo di poggiare il piede, che, a detta di chi l’ha scelto, è difficile, fonte perpetua di dubbi e incertezze, a garantire la salvazione.
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