mercoledì 19 settembre 2018

Graham Cie

La realtà delle cose non si dispiega di fronte a noi con evidenza indiscutibile. Si deve avere cuore saldo, occhi limpidi e mente brillante per carpirne i lati più fecondi, quelli che aprono la visuale sulle cose più nascoste, visibili soltanto a chi ha sufficiente forza per sopportare l’apparente opacità delle cose. La cultura aiuta a far ciò, il sapere cose, e la sapienza di ordinare quelle cose in catena fra loro in un modo mai visto - ma non basta. Cuore, occhi e mente debbono procedere di conserva, ovvero a protezione l’uno dell’altro, nell’esplorazione delle cose, procedendo non con animo stanco bensì con sempre rinnovato stupore, come se fosse la prima volta, come se non lo fosse e si conoscesse già tutto.
Graham Cie è uno di quelli che riescono a fare ciò: egli non opera freddamente, come se seguisse un copione prestabilito che ogni volta va bene e che abbisogna di pochi adattamenti per funzionare. No: egli trae dal flusso delle cose gli elementi che servono ad una visione nuova. Costui lega insieme fatti irrilevanti creando.
Non ci si può affidare a lui ogni volta che si ha bisogno di una filosofia; ci si dovrebbe avvicinare e vedere come fa, in che modo riesce a penetrare i fatti, ogni volta con risultati brillanti, ma non ci riusciamo mai, qualcosa nell’avvicinamento ci interrompe. Graham Cie è di certo un uomo dalle vaste letture, e ciò non basterebbe a far di lui un genio, forse soltanto un erudito. Tali sono diventati quelli di noi che hanno provato a seguire le sue tracce, e poveri di spirito, che non sanno far altro che citare a memoria quegli autori che così diligentemente hanno studiato.
Egli pare che non si applichi nemmeno, che non aderisca neanche di un millimetro alla superficie della realtà, egli non la guarda neppure, ma la coglie d’un subito sguardo, tutt’intero, pronto e articolato in una congerie di argomenti che solo una mente brillante, un cuore saldo riesce a districare in un discorso non solo comprensibile ma innovativo.
Tutti sono bravi, dopo che lo si è detto, a dire che i fatti si organizzano secondo quel metodo, ma il difficile è dirlo quando ancora nessuno l’ha fatto notare, mettendo le mani nel grezzo traendo gli elementi che tendono a un fine, impastandolo e riconoscendo i vari pezzi al tatto, trovando minuzie che confermano quella tendenza. Egli collega insieme tutti quegli elementi, facendoli risaltare l’uno sull’altro, evidenziandone i lati comuni.
Ha un dono, ma per quel dono ha abbandonato il resto. Si è gettato petto in fuori come si fa quando si affrontano le onde del mare, e in quell’istante non aveva protezione, né la sicurezza che sarebbe sopravvissuto: è l’occhio il primo a spingersi avanti, che fruga e subito capisce non accontentandosi del risultato, trattando ogni punto come una superficie ancora da esplorare, nonostante quel punto giaccia a una profondità considerevole. Si sa bene che un appiglio lo si trova, perché non è pensabile che la vita, che è a misura d’uomo, non offra all’uomo un riparo o un salvagente. Soccombe infatti chi vuole, e solo colui che si chiede perché è destinato a superare la fatica, vedendo la chiarezza. Sempre si possono collegare due punti che paiono lontani, e non lo sono, perché è sempre possibile trovare un terzo punto che faccia della linea un triangolo.

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