Denunciando il malfatto si avrà certo una ricompensa, in denaro, s’intende, che sarà consegnato subito dopo aver detto ciò che era necessario. Non è propriamente una delazione, quella denuncia, ma è più una disdetta, o anche un dire qualcosa a proposito di un fatto che al momento dalle autorità non è ben conosciuto o da chiarire. È certo che non basta presentarsi là e dire parole a caso: ci sono faccende ancora sospese di cui si chiederanno informazioni, cose che sono a perfetta conoscenza del personale addetto. Le denunce devono riguardare quelle cose e non altre, a caso o a piacere. Il personale, una volta ricevuta la comunicazione verbale, consegna un premio in denaro come ricompensa, proprio come si farebbe con uno stipendio arretrato o una mensilità aggiuntiva in vista delle festività. Quel denaro inaspettato è assai gratificante in virtù del buon dovere compiuto nei rispetti dell’autorità.
Costoro contano i biglietti di banca, di vario taglio, e li consegnano, dopo aver raggiunto la cifra richiesta, così, a nudo, senza nemmeno metterli in una busta al riparo dagli sguardi indiscreti. È tutto così chiaro che ci si domanda come possa accadere, e ogni volta siamo sorpresi dalla limpidezza e dalla velocità con cui la cosa è disbrigata. Con i soldi stretti in pugno si discende lo scalone pronti a tornare alla quotidianità, che nel caso nostro si svolge fra interstizi e scale interne di palazzi, scale che corrono lungo il lato interno delle pareti che danno su strade secondarie. I vari portoni sono collegato da passaggi che disegnano una geometria regolare ma complessa, fatta di ricorsività e di ripiegature nello spazio.
Movendosi lungo le direttrici, quello spazio lo si conquista facilmente: se si vuole tornare sui propri passi, però, l’attenzione da prestare ai gesti dev’essere doppia; una strada percorsa in avanti non può essere percorsa all’inverso semplicemente retrocedendo. La strada dovrà essere trascelta fra le molte che sono presenti, e ogni deviazione (anche se non voluta e inavvertita) porta a percorsi del tutto differenti. Ciò che va avanti, tornando indietro non necessariamente va all’indietro; ci va se e solo se lo snodo è catturato precisamente, altrimenti si va altrove. Siamo pratici, noi, di queste cose, d’una pratica campale.
Spesso, nei giorni in cui il tempo scorre pieno di noia, sbagliamo di proposito la strada per assaporare la sorpresa di quell’errore, che ogni volta ci porta in un luogo nuovo. Alcune volte, capitiamo in una scala interna che, quando ci vorremmo ritornare perché quel posto ci era piaciuto, non ritroviamo mai più. Altre volte finiamo in appartamenti deserti o abitati clandestinamente, e allora, in questo secondo caso, si deve uscire il più velocemente possibile prima che l’abusivo ci colga in fallo. Altre volte, e sono le più frequenti, si finisce nel solito buco, solito per dire perché è sempre diverso, pur essendo sempre un pozzo in cui ristagnano gli umori e gli odori di quel luogo. Quando succede non si vede l’ora di andarsene, anche se non è sempre facile o possibile.
Che fare se, arrivati a quel punto, ci si accorge che i soldi ricevuti per la denuncia sono banconote fuori corso? Riguadagnare la strada fino a tornare agli uffici in vetta allo scalone non si può più: non si è stati attenti alla via, eccitati com’eravamo da quel piccolo capitale; e indietro, anche se con attenzione si potesse, non si torna più, perché si è fatto tardi, lo sportello sarà chiuso, i funzionari non si ricorderanno di certo d’averci dato quel premio. L’intenzione in loro doveva certo essere malevola, pagandoti con carta straccia. Sarebbe utile andar fino là per rimarcare ciò che è stato evidente fin dall’inizio.
Nessun commento:
Posta un commento
Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.