mercoledì 28 novembre 2018

Circolo

Al circolo del tennis, la ragazza che ha un topo la cui coda è intrecciata al mignolo della mano sinistra, disturba assai. Fa roteare quell’animale come se fosse una fionda, da esso le viene una forza morale inusitata che le consente di tenere a bada gli attacchi che le fanno, attacchi rivolti alla dubbia moralità, che lei commenta con noncuranza facendo roteare il topo più velocemente, creando ulteriore disturbo.
Ragazza e topo sono bianchi, in contrasto al disturbo che i due arrecano: sono una macchia nel quadro perfetto del circolo tennistico, e il bianco di cui i due sono rivestiti, lungi dal frammischiarsi al bianco delle divise indossate dai soci, risalta contro il rosso e il verde dei campi da gioco. Nessuno può separare il topo dalla ragazza, ed è nell’animale che sta tutta la forza, una forza che, con tocchi di magia, le dà abbastanza potere da tenere tutti a distanza. Soltanto dividendo l’uno dall’altra si potrà aver ragione dell’altra - è pur sempre lei che parla. Reso inoffensivo, l’uno si distrugge da sé completamente. Ma non ci si può avvicinare, e la forza bruta nulla può se non dare velocità a quel roteare. Li unisce un legame fatto di coda e mignolo.
Ci vuole l’azione giusta: avvicinarsi senza darlo a vedere, senza pensare a ciò che si farà tra un momento; avvicinarsi come facendo altro, con la fronte scoperta e priva di pensieri. E così facciamo, strappando l’immonda appendice dal dito della ragazza con silenzio mentale, nemmeno rallegrandoci del fatto (in caso contrario saremmo scoperti) di esercitare in sordina una violenza che espressa normalmente sarebbe fatta di calci urla e insulti, esprimendo in questo modo il disprezzo e la sopraffazione, soprattutto la sopraffazione.

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