Nella vita coniugale, ci sono quattro fra assenze e
pienezze.
La prima pienezza è quando l’uomo si guarda allo
specchio, e sotto di lui sorge una donna che sulla faccia ha la schiuma nel
punto in cui radendosi l’uomo non l’ha più. Allora i due si stringono come se
si ritrovassero dopo una lunga assenza, riconoscendo nell’altro il proprio
complemento. Di solito finiscono sdraiati nella vasca da bagno tentando di
compiere l’atto che, nella pienezza, non avviene. Non ne avevano voglia, era
solo un’illusione.
La seconda pienezza è quando la donna, un’altra,
tastandosi davanti allo specchio, il solito, riconosce nel proprio corpo la
morbidezza ch’è sua e la durezza ch’è dell’altro. Continuando a guardarsi
attraverso il vetro ha l’impressione di compenetrare un corpo che non è il suo,
ed è contenta nella fusione di elementi di aver raggiunto, e così vicino, ciò
che non le era mai accaduto di avvicinare.
La terza assenza è una casa sorvegliata dalla suocera,
dove i figli giocano da soli, e la moglie dice tesoro a una voce al telefono
che non è quella del marito, ritto accanto a lei. Se poi sulle scale c’è una
scatola di un pigiama per uomini separati, allora è meglio dimenticare tutto e
andarsene.
La quarta assenza è un letto vuoto in cui, se al
momento è vuoto, ci si può dormire. Socchiudendo la finestra che dà sulla
terrazza si sentono battere le dieci da un campanile vicino. Si deve aver cura
di portarsi il cuscino dal proprio letto, e abbandonare le coperte non appena
torna la proprietaria.
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