Dans l’Institut si impara a organizzare lo spazio,
incominciando da quello personale per finire con quello degli oggetti. Ognuno
si ritira, relegandosi nella propria cella; per cella s’intende un qualsiasi
spazio delimitato da una porta, una porta che divida due spazi contigui anche
se di differente dimensione, cosa che fa di quei due spazi due camere diverse
(tre porte creerebbero sei spazi; dodici, un numero innumerevole).
Dans l’Institut, lo scopo primario è vedere lo spazio
in maniera diversa dal solito. Ognuno sta nella propria camera e non si muove,
come se fosse in ritiro: sente attraverso i muri le attività che si svolgono
nelle stanze più vicine, ma essendo vietato agli scolari di formare gruppi, è
molto difficile, a meno che qualcuno non stia parlando da solo, cogliere
frammenti di discorso attraverso le pareti.
Dans l’Institut, le stanze, anche se di foggia varia e
inusitata, spesso ridotte a corridoi o angoli, sono elementi semplici che
l’alunno, in quanto adepto, non può abbandonare. Qualcuno, è ovvio, lo fa, ma
lo scarso risultato alla fine del corso di studi, mostrato da un occhio
all’altro, sarà la giusta punizione. Riuscire a sopportare quello sguardo è il
secondo compito dello studio, il primo essendo la creazione di uno spazio.
Dans l’Institut, la disciplina dello spazio è severa.
Soltanto dopo aver subìto quello che ci delimita e ci opprime è possibile dar
vita allo spazio che dentro di noi alberga, mediante opere comunemente definite
d’arte. Queste faranno mostra di loro, se sarà il caso, sui banchi
dell’esposizione di fine anno, e quegli oggetti saranno rimarchevoli e mai
visti, cose che organizzano lo spazio interno ed esterno in modo nuovo,
impensabile: piramidi, sfere, cubi e altri solidi si mostreranno all’occhio
umano come mai si erano mostrati, dimostrando la loro costruzione attraverso un
piano svolgentesi su di sé, un piano senza dimensioni né interne né esterne, ma
che tuttavia occupa uno spazio, e ciò a motivo di quella severa organizzazione
dello spazio che prima di essere insegnata è vissuta con i gesti e le posture
di ogni momento che compone l’esistenza.
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