Ci si è distratti un attimo, allentando la
sorveglianza e il continuo parlare che lo teneva a bada, quel parlare ridotto a
borbottio, a emissione fonica nulla servente se non a creare un bordone, un
bordo o una fettuccia che tenga fermo e stretto qualcosa, una cosa che al
momento sarebbe quello… – ci si è distratti un attimo, e si è chiuso dentro,
serrando la porta con il suo corpo massiccio. A questo punto, chissà come si è
già ridotto: basta un momento e l’umanità duramente conquistata si sfalda in un
ammasso di comportamenti bestiali. Gli si deve stare sempre dietro come un
acefalo, gridando ogni sua risposta riconducendola ad una più serena umanità,
fatta di dolci premure e carezze, sino ad annichilire quella sua energia,
rendendolo il più possibile simile a un uomo.
E ora, in un attimo di distrazione è finito tutto: s’è
chiuso dentro e non vuole aprire. Fa pesare il corpo contro la porta, e vista
l’altezza e la stazza è un gran peso, non riusciamo a smuoverlo di un
millimetro di là dall’uscio si sentono rumori soffocati, e par che dall’interno
si stia muovendo, sputando com’è suo costume, ricoprendosi con le proprie
deiezioni. Una cosa intoccabile, ed è bastato un secondo, una promessa a mezza
voce fatta apposta per essere inserita in quel bordone di parole insignificanti
che lo tenevano a bada, promessa che lui ha estratto dal tutto isolandola e
prendendola per vera. Come riuscire ad aprire la porta e ricondurlo con la
nostra presenza visiva a più miti consigli ancora non è chiaro: si cerca, ma nel
trovare siamo lenti.
Se prima, vedendo che non riuscivamo a catturarlo con
le parole, speravamo di prenderlo con la forza, ora anche questa intenzione
sfuma, cozzando con l’evidenza più immonda che si possa immaginare. L’unica
cosa che rimane da fare è colpirlo con forza on una sbarra di ferro, fra la
nuca e le spalle, cercando in ogni modo di fargli perdere i sensi, o almeno di
sbilanciarlo per darci modo di intervenire. Adesso, costui è immaneggiabile,
intoccabile, pieno di istinti.
È che gli manca un’educazione musicale: se l’avesse,
se fosse mosso a compassione dai motivi che canteremmo, lo si potrebbe guidare.
Fu una nostra colpa non abituarlo a ciò. Potremmo condirlo con noi zufolando
una melodia, sarebbe un piacere per tutti, per lui soprattutto, che troverebbe
sollievo in un tale trattamento, così inconsueto, privo di quella selvaggità a
lui tanto consona; potremmo far vibrare alcune corde del suo intimo, aprendogli
nuovi orizzonti sul proprio sé. Avremmo potuto, se solo ci avessimo pensato per
tempo. Adesso, pronti a buttare giù la porta, con in gola pronto un grido per
farci coraggio, è troppo tardi.
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