mercoledì 21 agosto 2019

Dhurala


How’s going? - . Disse proprio così.
All’epoca, la città era piagata da una guerra interna. Le strade erano cosparse di vetri, gli alberi tutti abbattuti dalle scariche. Lui si avventurava a piedi nudi alla ricerca di passaggi per portare in salvo la famiglia. Dentro, si stava ancora tranquilli. Si potevano allevare figli e animali, senza distinzione, e l’umore generale non era cambiato dai giorni di un tempo, normalmente felici. Fuori, il discorso era del tutto diverso. Gli risposero indicando bande lontane di guerriglieri, seminascosti dalla distanza che confondeva forme e colori. Uscì, dunque, portandosi dietro il poco che gli era possibile. Cercò un passaggio o una via sicura in cui potesse trasbordare ciò che ancora possedeva: un’idea, una donna, un nome di città, Dhurala, in India. Là avrebbe ricostruito la sua vita, e sarebbe stata ricca tanto quanto adesso era povero.
Ti ricordi? -, le disse: Si può far quello che si desidera, non ci saranno rimproveri. È come giocare nella casa in cui sei nato e in cui sei conosciuto al punto che ogni parola contro è contro la vita stessa, colpita nella struttura più intima. Nulla fa da ostacolo, tutto è permesso come ai bambini che nulla sanno e che per ciò non vengono rimproverati. Questa terra è la nostra a tal punto che siamo noi stessi ad esserla.
Quella terra era così ricca da permettere questo ed altro, anche di pagare per gli altri e non risentirne, anche affondare le mani in quelle carni e possederle senza ribrezzo – anzi, sentendosi quasi felici, al settimo cielo.

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