Il paese è bello, pieno di sole. L’aria di montagna
rinfresca il corpo e la mente, la luce rende la visione chiarissima. Se ci
fosse qualcuno con cui parlare sarebbe meglio.
Qui c’è quell’uomo (certamente un pregiudicato, visto
che una volta l’ho sentito mormorare: Non ho mica ucciso nessuno, io) che
taglia i capelli. Un parrucchiere, ma molto alla buona. Ha un negozietto a metà
con la moglie, un locale buio, con mobili scompagnati che di certo risalgono a
cinquant’anni prima. Lei vende olio, lui è in là con gli anni. Lavora
saltuariamente, con fare svogliato, quando ha bisogno di soldi o quando il suo
vecchio demone gli impone un riscatto. Allora, riprende in mano forbici e
pettine. Una volta andai da lui per un taglio. Aspettai che finisse con un cliente,
poi gli chiesi se voleva far lo stesso con me: ebbe un moto di stizza, come a
dire che non era proprio il caso di domandarglielo. Così, rinculai un po’ e lo
rassicurai dicendogli che si sarebbe potuto fare anche l’indomani. Egli si
raddolcì, tanto che riuscii a strappargli un mezzo sì. Fu a quel punto che la
moglie, uscendo dal retrobottega, lo rimproverò: Se non fosse per il mio olio
non si avrebbe nemmeno un soldo per tirare avanti. Ma lui se n’era già andato,
sparito chissà dove, forse fuori.
Della ragazza, “nonostante le ardue prove che dové
sostenere nella sua vita breve, il suo pensiero e la sua voce non smisero mai
di fare da guida a coloro che fortunati la conobbero”, come narra l’opuscolo
stampato in memoriam, si dice poco o forse troppo. Ci sono alcune fotografie
che la ritraggono in quei momenti difficili di cui si parla, il più difficile
fra questi quando ebbe a soffrire di certi disturbi all’occhio, che la
costrinsero a mettere un paio di occhiali con specialissime lenti prismatiche,
che ruotavano la visione di centottanta gradi. A quel tempo, per non confondere
il corpo e gli occhi si muoveva su dei trampoli speciali: vedeva ogni cosa
dall’alto in basso, a causa di quegli occhiali. Allegra com’era, viveva nei
boschi, una foresta americana di alberi che non si trovano dalle nostre parti,
una foresta diversa dal consueto, la cui luce non è mai stata osservata alle
nostre latitudini, una luce più chiara, come ho già accennato. Per non
inciampare nei rami o nelle radici, usava quelle protesi. Guarita che fu da
quel disturbo, fu affetta dal disturbo inverso. Così, scese da quei trampoli
per camminare rasoterra. Una vita difficile, appunto, degna di essere
raccontata: chi fra noi avrebbe avuto il coraggio di vivere appeso lassù, per
anni e anni? Nessuno. Non avremmo avuto il coraggio di averlo, quel coraggio,
nemmeno se imposto dalle circostanze, come accadde a lei. Perché, chi può
essere felice nella costrizione? Chi potrebbe prosperare nell’angoscia? Chi
potrebbe addirittura in quell’angoscia fiorire? Lei – e questo mi è di grande
aiuto nel passare la giornata.
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