Il famoso miliardario zurighese Meier viaggia con la sua macchina a altissima velocità su strade e autostrade, senza mai fermarsi, né rallentare nei punti più difficili o scabrosi. Il mio navigatore parla chiaro, dice lui, mandando a tutti messaggi e segnali di precedenza, e ognuno, ricevendo il suo, deve farsi da parte e lasciarmi passare. Sono un uomo attivo, con mille interessi in mille punti diversi del globo, e devo essere in ognuno di quelli nel più breve tempo possibile. È un divertimento assoluto, aggiunge soddisfatto concludendo il discorso, tagliando corto sui reali motivi che lo spingono a mantenere quella velocità eccessiva. Una fede salda lo sorregge, proprio come accade al signor Di Meola, contadino: egli guida il trattore, gonfio come una vescica di color rosso vermiglione, per i campi che son suoi, lentamente, dirigendolo attraverso gli stipiti di fuoco fino a raggiungere la stanza più interna del cascinale. Io non conosco questo signor Di Meola, dice Herr Meier, ma se ha fede mi basta.
Com’è noto, ci sono molti modi per essere uomo di fede, almeno quattro, anche se io al momento ne ricordo solo due.
L’uno è prosciugarsi e farsi di pietra, secco e magro come un osso, leggero nell’aria quasi senza toccare terra, e grave come la morte che ne consegue, dalla forma inequivocabile, una morte che essendo sassosa non intacca nulla ma abbellisce.
L’altro è gonfiarsi e farsi di sale, imbibendosi di ogni umidità presente nelle atmosfere e farla propria senza starci a troppo pensare, e con essa veleggiare verso l’infinito che è anche nella profondità. A entrambe pertiene una linea gialla ch’è confine e alloggiamento, avvertenza e obbligo.
Ce ne sono sicuramente altre due, che mi sovvengono da una filastrocca che dice chiaramente il numero delle fedi essere quattro, ma il ricordo vivissimo del signor Di Meola, rinfrescato dai discorsi del miliardario Meier, me li ha fatti dimenticare. Probabilmente non erano importanti, e se forse lo erano non è bene che se ne parli così leggermente.
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