Adesso, i due possono solo guardarsi. Nemmeno farsi cenno possono, a distanza, ma solo lanciarsi l’occhio, che sia anonimo, che non si faccia notare troppo dall’occhio del padrone, il quale non perdonerebbe. Sono lì, lontani, che si scambiano un occhio impassibile, cercando di non farsi notare se non tra loro due soli, immersi o fintamente intenti in una pratica che non li assorbe né li interessa, intenti come sono intorno a quell’occhio che hanno cura di lanciarsi da lontano, lanciarsi e riprendersi senza muoversi né altro – solo l’occhio, che dice: Io brucio. Anche io. Di passione. Anche io. Troviamoci, alla fine della strada, ai cespugli, dopo il turno.
La strada, in quel punto, è invasa dalla rena della spiaggia vicina, e ancor più in là muore dietro un cespuglio di ortensie, vicino alla cabina telefonica: i due si ritrovano lì, brucianti d’amore, pronti a saltare. Al di là, si apre il bosco indistinto, verso cui non si può alzare lo sguardo per vergogna.
Qui, è da rappresentarsi un buco, una mancanza, dove lo scenario manca a un tratto di quel sostegno necessario della finzione che lo fa essere quello che è: il desiderio, improvvisamente mancando da qualche parte della scena, fa crollare le cose nell’inutilità propria dell’illusione. Il volto delle persone con l’umore cambia, pur rimanendo lo stesso. Così, la scena, che è sempre la stessa ma è cambiata. Ecco che i due si avvicinano al punto e fra loro, pronti a saltare nell’attimo della brama che poco prima li univa – o pareva farlo. Ora si capisce che uno dei due non può più competere né con l’aspirazione, né con l’altro, né con il desiderio dell’altro, e che il secondo si accorge di queste mancanze, e si ritiri per questo.
Ora qui c’è odore di polvere da sparo, non è chiaro a quale uso sia stata messa sulla scena. In mezzo alle gambe della donna, che ora è accovacciata davanti a lui. Da parte sua, di certo lo si vede dell’atteggiamento. Qualcosa salterà in aria se si fa un passo e si pasa all’azione. Dietro l’arbusto c’è forse qualcuno? C’è solo un passo, solo un’orma da calcare sulla sabbia sparsa sull’asfalto per annullarsi nell’occhio, ma nulla la convincerà a farlo. Ma chi, che cosa? C’è quell’uno nascosto di certo dietro quel cespuglio. C’è una miccia posta a difesa e che è pronta all’esplosione. Di più. Alla bruciatura. Tutto va a monte. Tutto rimane al di qua del bosco. Lo sguardo innalzato con fatica precipita nuovamente – evidentemente, non c’è stata fatica.
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