La donna dalle membra fini attende in fila con gli altri. La donna dalle membra fini e le ossa fragili scherza con chi fa la coda a quel banco. La donna, probabilmente una danzatrice classica, è volgare e pesante in quei motteggi, rivelando un’anima densa di brutture che mal si accorda e insieme si evidenzia nella leggiadria delle fattezze e dei modi. Dagli altri in coda è soprannominata “Fin’ossa”, e lei si pregia di quel nomignolo ammiccando d’attorno ogni volta che lo pronunciano. È un’offesa, ma lei lo volge ogni volta a suo favore.
La donna dalle membra fini, dalle ossa fragili, dai modi volgari e che è una ballerina, è un diavolo di donna, femmina perversa e cattiva, a cui bisognerebbe ogni momento rivolgersi con la frusta per domare quella malignità aspra che alberga nella sua spina dorsale, a cui lei si aggrappa per star su. Forse, la fragilità delle sue ossa l’ha privata degli arti inferiori, troppo deboli per sostenere un pur così debole peso: il vestito lungo non rivela né la presenza di gambe né quella di trampoli.
Ma quella sua spina del dorso supplisce a meraviglia al bisogno di deambulare attorno e schiaffeggiare gli altrui difetti con motteggi, e a nulla valgono gli epiteti che le si rivolgono: non la turbano per nulla, e più che un difetto è una ragione inconfutabile, una a cui non ci si può sottrarre.
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