Quella testa è un gioco, un trucco: è fatta in modo che, se la si nutre, improvvisamente si gonfia, esplodendo poi alla fine, mutando nella metamorfosi l’espressione del volto, rendendosi prima grottesca, poi terribile, e infine amorfa. Funziona così, ed è un bel ridere se si usa davanti ai bambini, che per loro natura sono ignari e sempre aperti a questo genere di trucchi cinematografici (infatti, la testa è un tipico prodotto da film cosiddetto horror, di quelli raffinati, con dentro un gran numero di ributtanti sconcezze, e tutte realistiche): si mette la testa su un treppiede di fronte a un tavolo imbandito di cibo reale (quello che mangiano gli umani) e con gesto domestico si imbocca con un cucchiaio, inserendolo appunto nella bocca (s’è detto imboccare non a caso) della testa mostruosa, che già così la possiamo definire da certe prime mutazioni che avvengono in profondità. Da un preciso momento, identificabile con il crollo repentino degli eventi, facilmente riscontrabile a vista, a tatto direi, in poi, la testa non va più nutrita forzatamente: essa comincia a gonfiarsi come un corpo che vada putrefacendosi a grande velocità, la testa è scossa da un gran numero di contrazioni che ne cambiano la dimensione, l’espressione e la terribilità. È qui che i bambini gioiscono di più: nel vedere come si gonfia. L’attenzione che essi rivolgono all’oggetto, pregustandone il disfacimento come a opera di un’interiore minaccia, è doppia e piena di giubilo. Aspettano il gran botto, con impazienza, botto che però non avverrà: la testa si affloscerà come uno sformato tratto anzitempo dal forno di sua madre, proprio come Macduff, che però risultò vincitore, e proprio per quella ragione – la testa invece perderà la partita con il mondo reale.
Mica come la folla: è tutt’altra cosa, la folla. Si dirige schierata da un punto all’altro, disegnando come la sabbia smossa dal vento figure di Chladni sull’asfalto, disciplinata da un’idea collettiva: che so, la Massoneria, il Marxismo… di fatto, quell’ordine è un piacere. Costoro giubilano l’agnello del Signore: riga dopo riga, fila dopo fila, ordinatamente ognuna di quelle esprime un’idea, una sola senza curarsi di ciò che segue o precede, ma solo occupandosi di sé e della propria bellezza, della finitudine di quell’idea; per questo, che sia almeno nitida e ben detta, al resto ci penserà l’Agnello. Pare che saranno assolti, ma tutti insieme fanno un tutto ordinato e armonico, come un disegno o un ricamo, filo dopo filo formando un disegno: le perle di vetro disposte nello spazio del gioco disegnano figure che nulla sanno di sé, e proprio per questo esistono.
mercoledì 16 dicembre 2020
Divertimento
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